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mercoledì 27 aprile 2011

IL SANTO PADRE PROTETTORE DEI PRETI PEDOFILI

Nel 2004, la Conferenza episcopale statunitense commissionò uno studio dettagliato sul fenomeno dei preti pedofili. Risulta che il 4% di tutti i sacerdoti e diaconi in carica negli Stati Uniti dal 1950 al 2002, pari a 110mila, è stato accusato di crimini a sfondo sessuale con minori. Parliamo di 4400 persone, e di un numero di vittime molto superiore, visto che alcuni preti pedofili sono stati condannati per violenze nei confronti di molte vittime.
Il primo nome da ricordare è quello di Hans Herman Groer.
Il monaco benedettino fu scelto da Wojtyla per il ruolo di arcivescovo di Vienna, sponsorizzato anche da Ratzinger . Il reverendo Udo Fischer ha detto che nel 1985 ha personalmente messo in guardia l’abate del loro monastero benedettino locale su comportamento inadeguato del Cardinale Groer con i ragazzi, che egli spesso definiva “piccoli angeli”. Fischer stesso era stato oggetto di attenzioni particolari da parte di Groer, e per questo quando seppe della sua nomina a cardinale si lamentò con l’Abate per l’accaduto, ed egli gli rispose che non aveva ricevuto domande sul tema da parte del Nunzio vaticano, aggiungendo che “forse significa che non volevano sapere”. Nel 1995, una vittima si fece avanti, dicendo che l’arcivescovo, allora il suo insegnante di religione e confessore, aveva abusato sessualmente di lui per quattro anni. Groer è costretto a dimettersi nel 1995, ma viene a sorpresa viene messo a capo di un convento. Solo tre anni dopo, alla vigilia del viaggio di Giovanni Paolo II in Austria, il cardinale benedettino viene allontanato e si ritira in un monastero di suore. Prima, secondo alcuni, aveva deciso di evitare di dare pubblicità al caso cacciando il colpevole, nonostante del suo vizio si parlasse quasi apertamente a Vienna.

Un altro nome è quello di Julius Paetz, arcivescovo polacco rincorso da una dozzina di casi di pedofilia, a cui fu addirittura impedito di avvicinarsi a un seminario perché ne aveva “insidiato dei membri“. Paetz è stato nominato da Wojtyla capo della diocesi di Poznan, e lui stesso lo ha rimosso, secondo i critici, con colpevole ritardo e soltanto quando lo scandalo era diventato insopportabile.

Scrive Panorama
La psichiatra Wanda Poltawska, amica e consulente di Wojtyla, lo informa della vicenda pregandolo di intervenire quanto prima. Il Pontefice attende fino al 2002 per prendere provvedimenti, quando ormai lo scandalo è irrimediabilmente esploso sulla stampa polacca. Paetz viene finalmente dimissionato ma l’episcopato della Polonia ne esce a pezzi. Perché Giovanni Paolo II ha esitato a rimuovere Paetz nonostante le segnalazioni della sua amica Poltawska? Temeva che lo scandalo potesse allargarsi alla curia romana, dove aveva prestato servizio il vescovo? Forse questa può essere una ragione. Più in generale, Wojtyla diffidava di dossier e voci a carico dei sacerdoti, ricordando come il regime comunista fosse abituato a diffondere false informative e finte denunce per incastrare i preti
C’è da ricordare però che il Muro di Berlino era caduto nel 1989. Paetz è stato riammesso al sacerdozio nel 2010. Il prelato si era sempre dichiarato innocente in riferimento alle accuse mossegli: le sue argomentazioni, però, non erano bastate: fu sospeso a divinis dopo i fatti del 2002.
Altri nomi scorrono nello scandalo dei preti pedofili, che ha colpito soprattutto sui media stranieri la Chiesa Cattolica. A volte raccontando pratiche orribili. Come la storia di Lawrence Murphy. Le prime accuse sono del 1955, ma solo nel 1997 vengono riportate in una lettera all’arcidiocesi di Milwaukee. Nel 1963 padre Murphy è nominato direttore di una scuola per bambini sordomuti. Nel 1974 un gruppo di ex studenti cerca di richiamare l’attenzione con un poster con l’immagine di Murphy e la scritta “ricercato”. Il 12 settembre 1974 viene trasferito “temporaneamente” nel suo paese d’origine, nel nord del Wisconsin, ma non tornerà più. Nel 1993 un esperto in disturbi sessuali assunto dalla diocesi di Milwaukee esamina padre Murphy: il sacerdote ammette di aver abusato di 19 bambini ma probabilmente – scrive nel rapporto – le vittime sono almeno 200. L’irlandese John Magee era a capo di una diocesi in Irlanda. Ha coperto sacerdoti pedofili durante il pontificato di Giovanni Paolo II, ma era il suo ex segretario personale e Wojtyla non intervenne mai. Lo ha fatto di recente Benedetto XVI, accogliendo le sue dimissioni quando lo scandalo è scoppiato. Wojtyla non ha dato retta neanche alle accuse a carico di Edward Nowak, polacco, per 17 anni segretario della Congregazione per le cause dei santi. Ma Ratzinger, poco dopo essere stato eletto, ha dimissionato Nowak senza affidargli alcun altro incarico in curia.

Scrive ancora Panorama:

Giovanni Paolo II attenderà fino al 2001, quando ormai lo scandalo pedofilia è esploso in tutta la sua violenza non solo negli Usa, per autorizzare Ratzinger ad aggiornare le norme in materia, contenute nel Codice di diritto canonico del 1983 che aveva abrogato l’istruzione «Crimen sollicitationis» del 1962. L’esperienza americana mostra come siano stati proprio i vescovi locali a insabbiare spesso i procedimenti contro i sacerdoti pedofili. Per questo, nelle nuove norme redatte da Ratzinger nel 2001 sui delitti più gravi («De delictis gravioribus»), la competenza a giudicare su questi crimini viene affidata all’ex Sant’Uffizio. Le pene sono inasprite, si allungano i termini della prescrizione e l’applicazione della norma viene estesa agli abusi compiuti su minorenni fino a 18 anni. Il cardinale di Boston, Bernard Francis Law, costretto oggi alle dimissioni per avere coperto sacerdoti pedofili, nel 2004 viene «promosso» da Wojtyla arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, tra le proteste dei fedeli.

IL CASO PEGGIORE - Ma il caso più scandaloso è quello di Marcial Maciel Degollado. Nel 1946 il Vaticano non navigava in buone acque: per questo i personaggi come lui, che aveva preso gli ordini solo da due anni, ma già era a capo di un proprio ordine religioso, la Legione di Cristo, erano così ascoltati e rispettati. Passano appena dieci anni, e già Maciel deve difendersi dall’accusa di non condurre una vita da prete: usa la morfina, è oltremodo affettuoso con alcuni suoi alunni, e per questo finisce sotto inchiesta, ma i carmelitani inviati a investigare si trovano un muro di omertà davanti. Quello degli alunni. Maciel intanto, è formalmente sospeso, ma il cardinale Clemente Micara, divenuto momentaneamente vicario di Roma, lo riammette ai suoi incarichi. Un ordine che Micara non era legittimato a dare, dicono quelli che di regole, nella Chiesa, se ne intendono. Ma nessuno se ne preoccupa più di tanto. All’alba del 2000 i Legionari sono una potenza economica. Hanno 24 seminari in Europa, nelle Americhe e in Australia, col top a Roma nel modernissimo Ateneo pontificio Regina Apostolorum. Possiedono 9 università e 166 scuole e istituti superiori in numerosi paesi. Ai sacerdoti si aggiungono inoltre 870 Legionari laici, attivi in 5.266 comunità sparse nelle aree povere dell’America Latina. Più di 50 mila seguaci del movimento parellelo Regnum Christi. E 25 miliardi di euro di patrimonio, con un budget annuale di 650 milioni: tra i suoi sostenitori si possono annoverare il miliardario messicano Carlos Slim, re delle telecomunicazioni, Steve McEveety, produttore del film di Mel Gibson “La Passione di Cristo”, l’ex governatore della Florida Jeb Bush, oltre al cantante lirico Placido Domingo. Quando alcuni ex legionari che erano stati vittime di violenze sessuali sporgono denuncia canonica contro Maciel alla Congregazione per la Dottrina della fede, Sodano in qualità di Segretario di Stato fa pressioni su Ratzinger, in quanto prefetto della congregazione, perché fermi il procedimento. Ratzinger, al termine di una lezione di teologia ai Legionari, preferisce rifiutare l’obolo che gli viene offerto. Eletto Papa, Ratzinger manda poi avanti l’istruttoria. Il nuovo prefetto del dicastero vaticano, il cardinale William Levada, “tenendo conto sia dell’età avanzata del Reverendo Maciel che della sua salute cagionevole“, decide, e lo dice una nota diffusa dalla sala stampa vaticana il 19 maggio 2006, “di rinunciare ad un processo canonico e di invitare il Padre ad una vita riservata di preghiera e di penitenza, rinunciando ad ogni ministero pubblico“. Per padre Maciel è la fine della vita pubblica. Due anni dopo arriverà anche la fine della vita terrena. E di lui si scoprirà poi che aveva mogli e figlie: ad una di esse venne regalato un patrimonio immobiliare valutato tra gli otto e i dodici milioni di euro. Wojtyla, già malato quando scoppia lo scandalo, affida la gestione della vicenda al segretario di Stato, che non prende alcuna decisione. Quando arriva Ratzinger il Legionario di Cristo viene cacciato. Joaquin Navarro Valls, storico portavoce di Giovanni Paolo II, ha rilasciato nel maggio 2010 un’intervista all’agenzia di stampa Agi nella quale ha risposto alle accuse sul pontificato di Wojtyla e i preti pedofili. Per quanto riguarda i Legionari, Navarro Valls ha ricordato che la procedura penale è cominciata proprio mentre regnava il Papa buono. Per ciò che riguarda Padre Murphy, non era chiara la colpevolezza dello stupratore di bambini sordomuti, e un’inchiesta della polizia americana lo aveva giudicato innocente all’inizio. Quanto al caso del cardinale Groer di Vienna, proprio Giovanni Paolo II nominò nel 1995 come successore l’allora vescovo ausiliare Schoenborn, che certamente non ha mai insabbiato nulla riguardo alle accuse mosse al predecessore.

Giovanni Paolo II: le luci, le ombre, il mito 27 aprile 2011


NAVARRO VALLS: WOJTYLA NON COPRI' I PRETI PEDOFILI Maggio 2010


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