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Raped by the System: the Wadakancherry Rape Case

The prime accused in the case is a corporation councillor belonging to the CPM that is ruling the state

martedì 19 aprile 2011

Abuso sessuale online

Si erano conosciuti sul sito di incontri Match.com. E il secondo incontro, quello che doveva essere un ordinario appuntamento romantico si è trasformato in violenza sessuale. Ora la donna vittima dell'abuso ha denunciato il sito chiedendo di eseguire uno screening su tutti gli iscritti per scovare i potenziali maniaci.

L'avvocato Mark L. Webb, legale della vittima, ha inoltre annunciato che chiederà alla Corte Superiore di Los Angeles un'ingiunzione che vieti al sito di accettare nuovi iscritti finché le richieste della sua assistita non saranno accolte. "Loro sono un grande e potente servizio di appuntamenti online e hanno i mezzi per farlo", ha aggiunto Webb.

In un'intervista concessa a KABC-TV Channel 7, la donna ha affermato che la relazione era cominciata in maniera innocente: dopo un breve scambio di informazioni personali, si erano incontrati in un bar di West Hollywood e, dopo del tempo piacevole speso insieme, la vittima avrebbe acconsentito a incontrare una seconda volta il suo futuro aggressore. "Questa esperienza traumatica mi ha completamente colto alle spalle poiché mi consideravo attenta nel giudicare la sicurezza degli appuntamenti online", ha confessato la donna identificata sulle carte legali con il nome fittizio di Jane Doe.

La richiesta dell'accusa intende obbligare Match.com a confrontare le carte di credito dei sottoscrittori con il database che registra i casi di violenze sessuali. Se inizialmente la difesa ha risposto che il sito non sarebbe stato capace di predisporre un sistema di screening ad hoc, ora l'azienda ha ufficialmente annunciato l'attivazione di un controllo incrociato con i registri dei predatori sessuali.

Nel comunicato inviato ad Associated Press, Match.com dichiara di non aver condotto prima controlli del genere per il timore che avrebbero potuto essere scorretti e portatori di un falso senso di sicurezza. 

Ma lo scetticismo permane: "Vogliamo sottolineare che, se questi controlli possono aiutare in alcune circostanze, rimangono altamente difettosi", sostiene Mandy Ginsberg, ai vertici del sito.

Match.com, se la violenza è colpa del sito 19 aprile 2011


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