Post in evidenza

Supreme Court of India Orders To Block Rape Videos

In a very welcome move, the Supreme Court of India is acting against the publication and dissemination of rape videos

domenica 27 marzo 2011

"Tigre, Tigre" Storia vera di una bambina sedotta da un pedofilo

La piccola Margaux cresce a Union City nel New Jersey, suo padre, di origine portoricana, ha soldi se lavora se no no, beve troppo, la ama e non ama. La mamma entra ed esce dagli ospedali psichiatrici, tenta il suicidio, la ama e non l'ama. La bambina ha 7 anni quando in piscina vede un vecchio con gli occhi azzurri, pettinato come i Beatles «con tutte quelle rughe e i capelli che stavano diventando grigi e la pelle cascante del collo», che diversamente dagli altri adulti, ha l'aria di saper accogliere e capire i bambini; e infatti è lei ad avvicinarlo, a chiedergli di giocare. Si chiama Peter, vive con una compagna e i due bambini di lei, non ha che la sua pensione di ex reduce, ha una casa piena di animali e di colori, dove invita la bambina e la sua mamma. In quella casa, Margaux, lungo una frenetica infanzia e una disperata adolescenza, è costretta a restare bambina nel corpo abusato che deve mantenersi impubere, e nella mente che deve continuare a vivere di pensieri infantili, mentre la devastano fantasie oscene e pornovideo. Non crescere, non diventare donna, è il solo modo che lei ha di non perdere Peter e il suo ruolo di creatura adorata, fiabesca, asservita; mentre lui, inesorabilmente, di anno in anno, si disintegra, smette di portare la dentiera, perde i capelli, non riesce più a guidare la moto, è piegato dai dolori di schiena. Soprattutto a poco a poco non la desidera più. Per 15 anni Margaux si sperde in tre vite: la ragazzina che va a scuola, che litiga con i genitori, che si infiamma dei coetanei, che ha le amichette; la preda che anela alle ore trascorse, magari piangendo, nelle viscide, esaltanti attenzioni del suo predatore; e Nina, «un vera dea del sesso», il personaggio inventato attraverso cui lei può immaginare perversioni, dire scurrilità, subire, ma anche pretendere, ogni sorta di abusi. Qualcuno, anche il padre, sospetta che in quel legame tra una bambina e un vecchio che ha tappezzato la sua stanza delle sue foto, che gira continuamente video su di lei, ci sia qualcosa di malsano: ma quando per due anni a Margaux proibiscono di frequentare quella casa, lei smette di mangiare, vomita, non va più a scuola. È la mamma a riportarla nell'antro dell'orco, certa che Peter sia una brava persona, e pazienza se ogni tanto lui e la ragazzina scompaiono, o litigano come una coppia, insieme hanno imparato a vivere il loro segreto occultandolo del tutto, o quasi. La loro storia pedofila, però, non è altro che l'anello di una cupa, inesorabile catena: a nove anni, la zia di Margaux è stata violentata e la mamma ha subìto molestie dallo stesso uomo; Peter bambino si è venduto a un uomo, adolescente è stato aggredito sessualmente da due coetanee, adulto una bambina gli si è infilata nel letto, gli sono state sottratte le figlie che aveva molestato, infine è finito in prigione per le violenze a bambine avute in affidamento. A 16 anni Margaux è ancora vergine e nell'ultima vertigine dell'odissea di una bambina troppo precocemente iniziata al sesso, è lei a pretendere «di completare finalmente il cerchio che era iniziato quando avevo otto anni». Sei anni dopo, Peter si suicida, buttandosi in un burrone: ha 66 anni, Margaux ne ha 22 e ha da poco cominciato l'accidentato cammino di una vita tutta sua, una vita qualsiasi. «Nella speranza di trovare un senso a quanto era accaduto ho cominciato a buttar giù la storia della mia vita...».


Una Lolita vera e disperatamente acerba incontra a 7 anni il suo Humbert Humbert ultracinquantenne, che le strega 15 anni della sua fragile vita: una ninfetta, plagiata e corrotta, che oggi, diventata adulta, si impone di ripercorrere la disperazione e il bisogno, la follia e la nostalgia, l'innocenza e la colpa del tempo immobile e incancellabile in cui lei fu rinchiusa, si rinchiuse, dentro la prigione. Il rifugio di quella tragica ragnatela che ancora le stringe il cuore. Come fosse stata una nebbia, uno sballo, «una specie di estasi. E quando è finita, per chi ci è passato, è come smettere di farsi di eroina: per anni non può fare a meno di inseguire il fantasma di quelle sensazioni».

Margaux Fragoso oggi ha 34 anni, è sposata e madre di una bimba, è laureata in letteratura inglese e specializzata in scrittura creativa all'università di Binghamton nello Stato di New York: è un'apprezzata poetessa: «...c'è chi mi chiama regina/ ma altri sanno il mio vero nome,/ cacciatore, diavolo, ladra di inutili pezzi,/ non ho un nome solo, ma molti, qualcuno inventato, qualcuno verdeggiante di verità./ Sto sorgendo alla vita su questo mare di evocazioni./ Sono lo spazzino, il violatore della tomba,/ Se fossi un uomo, sarei il peggior terrore di una madre».

Se ora questa giovane donna che le fotografie mostrano con un viso infantile, inquieto, come sperduto, può violare il buio della tomba in cui fu sepolta la sua infanzia, e frugare nella spazzatura dei putridi ricordi che furono la luce della sua adolescenza, è perché ha il dono di una scrittura lucida e poetica; il che le consente di evocare ogni orrore chiuso nella sua memoria, saldato al suo corpo, con una precisione e una crudeltà che rendono sopportabile, ma forse non per tutti, certe immagini di pura pornografia pedofila. È comunque una storia che spezza il cuore, che toglie il fiato, non solo perché quella bambina, che potrebbe essere qualunque bambina caduta nelle mani irriconoscibili, invisibili, di uno dei tanti molestatori della porta accanto o della sua stessa porta, ci mostra i suoi patimenti, ma soprattutto perché contro la nostra volontà, attraverso i suoi ricordi, anche per noi il mostro diventa un mago, un giocoliere, un incantatore, un uomo speciale in grado di trasformare il mondo opaco di un'infanzia solitaria, in un paese delle meraviglie, rutilante di fantasie, e colori, e avventure, e sorprese, un mondo di cui la piccola insignificante e insicura Margaux è la regina, la dea, la padrona, la despota. In cambio di tutto questo splendore bieco che le viene donato e imposto, bastano le sue mani, la sua bocca, la sua fragilità, la sua sottomissione, anche il suo disgusto. La fine dell¿innocenza che si trasforma in meccanica, cinica sapienza, è l'indispensabile merce di scambio per sentirsi amata, per amare. Ciò che fa di Tigre, tigre (dai versi di William Blake) un libro (Mondadori) diverso e tanto più ossessivo e tragico degli altri, e sono tantissimi, che in forma di romanzo, di inchiesta, di studio, di memoria, si addentrano nel labirinto della pedofilia, è il talento autopunitivo e liberatorio con cui la vittima, ancora più vittima perché anche carnefice, riesce a raccontare una specie di truce favola nera in cui lei si perde e annienta, una volta Cappuccetto Rosso, una volta lupo, nello scambio di ruoli che il suo torturatore è riuscito a imporle.



Nessun commento:

Posta un commento

ShareThis

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...