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Supreme Court of India Orders To Block Rape Videos

In a very welcome move, the Supreme Court of India is acting against the publication and dissemination of rape videos

lunedì 7 febbraio 2011

Stupro Correttivo

L’antirazzismo in Sudafrica è stato il propulsore ed il collante sociale che ha garantito nel 1995 l’approvazione della nuova carta costituzionale, una fra le più liberali e avanzate al mondo in tema di diritti civili. La fine dell’apartheid, che ha liberato la popolazione nera da discriminazioni e vessazioni, non ha però liberato dalla povertà milioni di persone e la delusione delle aspettative di chi sperava di poter cambiare status sociale, ha progressivamente contribuito a far collassare una società civile e estremamente solidale che aveva come collante la lotta antirazzista.
Le donne adesso sono libere e garantite dalla legge, ma paradossalmente il loro corpo è diventato l’unico luogo in cui gli uomini possono esercitare il controllo e sfogare frustazioni con la conseguenza che ogni anno in Sudafrica vengonostuprate 500mila donne, una ogni venti secondi: sono più quelle che hanno subito una violenza sessuale che quelle che sanno leggere e scrivere.
Il crescente terrore se da una parte comporta una femminilizzazione delle donne secondo schemi di controllo e piacere maschile, dall’altra porta ad un aumento delle violenze da parte degli stupratori alla ricerca dell’impunità più crescono i numeri delle violenze sessuali.
Se nel 1994 l’ANC (African National Congress) riuscì a far entrare nella costituzione chiari riferimenti di apertura alle coppie omosessuali; adesso a capo di quella stessa organizzazione c’è Jacob Zuma, presidente del Sudafrica che, accusato di aver violentato la figlia lesbica di un suo amico - a seguito di un processo farsa - fu assolto dalle accuse con tripudio di piazza, mentre la donna violentata fu costretta ad emigrare in Olanda per minacce ricevute.
Il preteso controllo dei corpi femminili da parte degli uomini ha comportato la spontanea costituzione di gruppi di stupratori, che hanno ad obiettivo la cura e rieducazione delle lesbiche, ovvero di quelle donne che in base al proprio orientamento sessuale sfuggono al loro piacere e controllo. Il “Corrective Rape” sta diventando una vera piaga sociale: secondo Action Aid (Organizzazione non Governativa) ogni settimana sono almeno dieci le lesbiche aggredite e costrette a subire quello che viene definito ‘stupro correttivo’, e coloro che hanno subito violenza raccontano che: “quelli delle bande le stuprano per far loro capire come deve comportarsi una vera donna”.
“In Sudafrica - dichiara Action Aid - convivono diverse chiese cristiane che tacciono sui crimini perpetrati alle lesbiche, e che anzi levano le loro voci per favorire il preconcetto che l’omosessualità sia una malattia da debellare, per cui fra le esternazione del presidente Zuma sull’inferiorità delle donne, degli omosessuali, e l’omertà delle chiese, la situazione delle lesbiche diventa ogni giorno più difficile, con la conseguenza che coloro che hanno subito violenza, già perseguitate dallo stigma dell’omosessualità, difficilmente denunciano lo stupro come correttivo”.
Il primo caso che attirò l’attenzione mediatica e che diede inizio alla campagna di sensibilizzazione sugli stupri correttivi fu quello di due note attiviste lesbiche, Sigasa e Maloe, che il 7 luglio 2007 vennero trovate stuprate ed uccise a colpi di armi da fuoco, ma il caso più eclatante che provocò sdegno e scosse tutto il paese, fu quello della giocatrice lesbica della nazionale di calcio Eudy Simelane, che all’alba del 28 aprile 2008 fu trovata seminuda ed uccisa con 25 coltellate.
Miseria, mancanza di cultura e controllo dei corpi femminili, oltre a provocare crimini contro le donne e le lesbiche, sono il fondamento di credenze metropolitane - di origine vittoriana, epoca in cui dilagava la sifilide - che propongono la cura dell’aids in base a rimedi alternativi a base di peperoncino e rapporti sessuali con donne vergini per purificare il sangue. Oltre allo stupro correttivo c’è quindi anche quello ‘sanitario’ nei confronti di donne vergini e di bambine sempre più giovani, addirittura neonate per avere la certezza della loro illibatezza.
La campagna “1 of 9”, una su nove, a sostegno di quella donna ogni 9 vittime di violenza che decide di denunciare gli aguzzini, lotta contro l’impunità assoluta degli stupratori ed è portata avanti dalle organizzazioni POWA (People opposing woman abuse) e Equality Project (programma a difesa dei diritti degli omosessuali), ma in questo clima di terrore, lo stupro non è più solo un crimine, ma una vera e propria epidemia, molto difficilmente debellabile.
Lo stupro ‘correttivo’, l’orrenda pratica di stupro delle lesbiche nel tentativo di curare la loro omosessualità, sta diventando un’emergenza in Sud Africa. Ma alcuni attivisti coraggiosi stanno agendo e chiedendo al mondo intero di rivolgersi al Presidente Jacob Zuma e al Ministro della giustizia, che potrebbero condannare e penalizzare questi atroci crimini. Millicent Gaika (in foto) è stata legata, strangolata, torturata e stuprata ripetutamente per cinque ore di seguito da un uomo che sosteneva di ‘curarla’ dalla sua omosessualità. E’ sopravvissuta per miracolo, ma non è l’unica: questo crimine immondo è comune in tutto il Sud Africa, dove le lesbiche vivono nel terrore di essere attaccate.
Ma nessuno è mai stato condannato per ‘stupro correttivo’. Incredibilmente, da un piccolo rifugio a Città del Capo, una manica di coraggiosi attivisti di Avaaz rischiano la loro vita per far sì che il caso di Millicent sia la miccia per il cambiamento. Il loro appello al Ministro della giustizia è esploso fino a raggiungere le 130.000 firme, costringendolo a difendersi in tv. Ma il Ministro non ha ancora risposto alla loro richiesta di azione. “Accendiamo una luce su questo orrore – dicono gli attivisti - da tutti gli angoli del mondo”. “Se saremo in tanti - rimarcano - ad amplificare questa campagna, potremo non solo raggiungere il Ministro della giustizia, ma anche il Presidente Zuma, che ha la responsabilità di difendere i diritti costituzionali”.
- Quali sono le vostre richieste?
“Chiediamo a Zuma e al Ministro della giustizia di condannare pubblicamente lo ‘stupro correttivo’, penalizzare i crimini d’odio e garantirne l’esecuzione immediata, l’educazione pubblica e la protezione delle vittime”.
- Avete inoltrato una petizione?
“Si. Si può firmare su Face Book la petizione e condividerla con tutti - la consegneremo al governo del Sud Africa insieme ai nostri alleati a Città del Capo. Il Sud Africa, chiamato spesso la nazione dell’arcobaleno, è rispettato in tutto il mondo per il suo impegno nel periodo successivo all’apartheid contro le discriminazioni. E’ stato il primo paese ad aver dichiarato fuorilegge nella sua Costituzione la discriminazione su base sessuale. Ma solo a Città del Capo l’organizzazione locale Luleki Sizwe ha registrato più di uno ‘stupro correttivo’ al giorno, e l’impunità regna sovrana”.
- Cos’è in pratica lo ‘Stupro correttivo’?
“Lo ‘stupro correttivo’ si basa su un’opinione falsa e oltraggiosa per cui una donna lesbica se stuprata può diventare eterosessuale; tuttavia questo crimine efferato non è neppure classificato come crimine d’odio in Sud Africa. Le vittime sono spesso di colore, povere, lesbiche ed emarginate. Ma neppure lo stupro di gruppo più l’omicidio di Eudy Simelane, l’eroina nazionale e campionessa della squadra di calcio femminile del Sud Africa, ha potuto ribaltare la situazione. E proprio la scorsa settimana il Ministro Radebe ha insistito che il motivo è irrilevante in crimini come lo stupro correttivo”.
- Il Sud Africa è davvero la capitale dello stupro nel mondo?
“Si. Una ragazza che nasce in Sud Africa oggi ha più possibilità di essere stuprata che d’imparare a leggere. E’ stupefacente: un quarto delle ragazze in Sud Africa è stuprato ancor prima di compiere 16 anni. Molti fattori possono spiegare questo abominio: il maschilismo (il 62% dei maschi sopra gli 11 anni ritiene che costringere qualcuno a fare sesso non sia un atto di violenza), la povertà, abitazioni stipate, uomini disoccupati e privati del diritto di voto, l’accettazione da parte della comunità; inoltre, per i pochi casi che vengono denunciati con coraggio alle forze dell’ordine, una riposta penosa della polizia e sentenze lascive”.
- Sentenze lascive? In che senso?
“Questa è una catastrofe umana colossale. Ma Luleki Sizwe e gli alleati di Change.org hanno aperto una piccola finestra di speranza in questa battaglia”.
- Se tutto il mondo decidesse d’intervenire ora, potremmo ottenere giustizia per Millicent e un’azione nazionale per mettere fine allo ‘stupro correttivo’?
“E’ una battaglia contro la povertà, il patriarcato e l’omofobia. Per mettere fine a questa ondata di stupri occorreranno azioni decise e concertate per un processo di cambiamento d’avanguardia in Sud Africa e in tutto il continente. ll Presidente Zuma è un tradizionalista Zulu, e lui stesso è stato processato per stupro. Ma lo scorso anno ha condannato l’arresto di una coppia gay in Malawi e dopo una pressione a livello nazionale e internazionale enorme, il Sud Africa ha finalmente approvato la risoluzione ONU contro l’omicidio extra-giudiziale delle persone in base al loro orientamento sessuale. Se saremo in tanti a partecipare a questa chiamata globale all’azione, potremo costringere Zuma a pronunciarsi, guidando così un programma governativo”.
- Cosa occorrerebbe fare?
“Cominciare una conversione nazionale che potrebbe spostare i comportamenti pubblici nei confronti dello stupro e dell’omofobia in Sud Africa. Un caso come quello di Millicent tende a far perdere la speranza. Ma quando i cittadini si uniscono sotto un’unica voce, possono vincere nel cambiare pratiche e norme profondamente radicate e sbagliate. Lo scorso anno in Uganda siamo riusciti a costruire un’ondata enorme di pressione pubblica, tanto che il governo è stato costretto ad accantonare una legge che avrebbe condannato a morte i gay ugandesi. Ed è stata la pressione globale in favore di alcuni attivisti audaci che ha costretto i leader del Sud Africa a rispondere alla crisi dell’AIDS che stava divorando il paese”.
- Quali sono le vostre prospettive?

“Uniamoci – risponde il team di Avaaz - e mettiamoci dalla parte di un mondo dove ogni essere umano può vivere senza la paura di abusi”.


Il Sud Africa, la nazione vetrina dei primi mondiali di calcio nella storia dell’Africa, rispettato in tutto il mondo per il suo impegno post apartheid e contro le discriminazioni è in queste settimane alle prese con la storia di Millicent Gaika: legata, strangolata, torturata e stuprata per cinque ore di seguito da un uomo che sosteneva di "curarla" dalla sua omosessualità. Nonostante la patria di Madiba sia stato il primo paese ad aver dichiarato fuorilegge nella sua Costituzione la discriminazione su base sessuale, solo a Città del Capo l'organizzazione locale Luleki Sizwe ha registrato più di uno "stupro correttivo" al giorno, e l'impunità su questa vile pratica regna ancora sovrana.
Lo “stupro correttivo”, l'orrenda pratica di stupro delle lesbiche nel tentativo di “curare” la loro omosessualità, sta drammaticamente riportando il Sud Africa, dopo la vetrina dei mondiali di calcio, all’attenzione delle cronache internazionali. A provare a far conoscere una delle tante storie di questo crimine è il network Avaaz che in queste settimane ha lanciato una campagna, sostenuta da una raccolta di firme internazionale partendo dal drammatico caso di Millicent Gaika: legata, strangolata, torturata e stuprata per cinque ore di seguito da un uomo che sosteneva di “curarla” dalla sua omosessualità.
Il caso avvenuto lo scorso anno non è passato però sotto silenzio grazie al blog di alcuni coraggiosi attivisti sudafricani, che hanno rischiato la loro vita per far sì che il caso di Millicent possa essere miccia di un cambiamento. Il loro appello al Ministro della giustizia sudafricano è così esploso a livello internazionale e amplificato da Change.org, hacostretto il governo a difendersi in tv e a far parlare del caso, “uno dei tanti del nuovo Sud Africa”, come denunciato da anni anche da Action Aid.
Millicent è sopravvissuta per miracolo, ma non è l'unica visto che per il People Opposed to Women Abuse (.pdf) “una ragazza che nasce in Sud Africa oggi ha più possibilità di essere stuprata che d'imparare a leggere [...] e un quarto delle ragazze in Sud Africa è stuprato ancor prima di compiere 16 anni”.
Solo a Città del Capo la piccola organizzazione locale Luleki Sizwe ha registrato più di uno "stupro correttivo" al giorno. “I crimini contro l’orientamento sessuale non sono riconosciuti dal diritto del nostro paese - spiega la direttrice di Luleki Sizwe Ndumie Funda - soli negli ultimi 10 anni 31 donne lesbiche sono state uccise a causa del loro orientamento sessuale, più di 10 lesbiche in settimana sono violentate nella sola Città del Capo, mentre 150 donne sono violentate ogni giorno in tutto il Sud Africa”. E cosa succede? “Poco o niente, visto che su 25 uomini accusati di stupro 24 sono liberi” conclude Funda.
Lo stupro correttivo perpetrato talvolta anche da membri della famiglia o amici della vittima si basa su un'opinione falsa e oltraggiosa per cui una donna lesbica se stuprata può diventare eterosessuale quasi fosse curata da un virus o una malattia. “Tuttavia - si legge sul blog di Luleki Sizwe - questo crimine efferato non è neppure classificato come crimine d'odio in Sud Africa”. Le vittime sono spesso di colore, povere, lesbiche ed emarginate e neppure lo stupro e l'omicidio di Eudy Simelane nel 2008, l'eroina nazionale e campionessa della squadra di calcio femminile del Sud Africa, ha cambiato la situazione.
Una battaglia culturale quindi, oltre che contro la povertà e l'omofobia, che richiede azioni decise e concertate per un processo di cambiamento in Sud Africa e in tutto il continente africano. “ll Presidente Zuma è un tradizionalista Zulu, e lui stesso è stato processato per stupro - ricorda Avaaz - Ma lo scorso anno ha condannato l'arresto di una coppia gay in Malawi e dopo una pressione a livello nazionale e internazionale enorme, il Sud Africa ha finalmente approvato la risoluzione ONU contro l'omicidio extra-giudiziale delle persone in base al loro orientamento sessuale”.
“Se oggi riusciamo ad amplificare e far crescere esponenzialmente questa campagna -spiegano gli attivisti di Avaaz - potremo aiutare a mettere fine allo stupro correttivo. Per questo chiediamo al Presidente Zuma e al Ministro della giustizia di condannare pubblicamente lo stupro correttivo, penalizzare i crimini d'odio e guidare un cambiamento radicale contro lo stupro e l'omofobia per garantire l'educazione pubblica e la protezione delle vittime”.
Così davanti a questa emergenza umana Luleki Sizwe e gli alleati nella campagna internazionale di Change.org e Avaaz hanno aperto una piccola finestra di speranza in questa battaglia che si fa largo anche tra il popolo del Sud Africa. “Mandela ha detto la mia strada è lunga: lo dico anch'io - dichiara Funda presidente di quella Luleki Sizwe che prende il nome dalla sua ex compagna Nosizwe Nomsa Bizana e dalla sua amica Luleka Makiwane, stuprate dal branco e poi morte l'una di meningite e l'altra di Aids - Mi batterò fino a che avrò fiato in corpo”. Ad oggi Funda può contare anche su quello dei 614 mila firmatari della petizione internazionale. 

Sud Africa: più di uno "stupro correttivo" al giorno 30 Gennaio 2011

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