Post in evidenza

Supreme Court of India Orders To Block Rape Videos

In a very welcome move, the Supreme Court of India is acting against the publication and dissemination of rape videos

domenica 13 febbraio 2011

PORNO PRIDE ORGOGLIO PORNO

Il ciarpame senza pudore alla riscossa

Non si vergognano. Sono migliaia, affollano il teatro Dal Verme mezzora prima che si manifesti Giuliano Ferrara. Sono i porno-liberalisti che difendono Silvio Berlusconi, il porno-premier che ha un debole per le minorenni, e denunciano quello che Ferrara variamente definisce “puritanesimo pedofobico”, “repubblica delle virtù”, “dispotismo etico”, “golpe moralistico”.

«In mutande ma vivi». È il giorno della riscossa, del ritrovato orgoglio porno. «Una stupenda bestemmia nel tempio immusonito dell’Italia azionista», dice Pietrangelo Buttafuoco. Il teatro è pieno, gente anche fuori, facce serene. «Temevo che gli intellettuali liberali cadessero nella trappola di vergognarsi per quanto sentivano da Santoro o si leggeva sul Fatto», confessa Alessandro Sallusti, direttore del Giornale.

Ed ecco al tavolo con lui Ostellino, Buttafuoco, Langone, due donne di fuoco come Assuntina Morresi e Iva Zanicchi, una decina di porno-deputati guidati dal ministro La Russa e il sottosegretario Santanché, e il veemente direttore del Foglio, sempre pronto a prostituirsi intellettualmene, la vera anima della porno-manifestazione.

La strategia è ormai  nota: la difesa dello stato porno-liberale, la condanna di quello etico, il complotto delle toghe rosse, la persecuzione giacobina, la rivendicazione del diritto alla privacy, del diritto di  andare a puttane, non impora se minorenni

«Ognuno persegue l’ideale di felicità come crede rispondendo alla coscienza e non a un comitato di censori - chiarisce l’editorialista del Corriere - non difendo Berlusconi ma denuncio la truffa sociologica secondo cui l’Italia è fatta da cittadini di serie A e B, una minoranza antropologicamente evoluta contro una massa di incolti».

Lo scrittore Camillo Langone cita i re biblici poligami Davide e Salomone: «Se Dio ha fatto nascere suo figlio da una catena di re porci, adulteri e omicidi una ragione c’è e devo rispettarla».

Iva Zanicchi, anticomunista dalla nascita, rivela invece di aver approfittato del Pci: «Ho fatto 500 feste dell’Unità e con quei soldi mi sono costruita una bellissima villa in Brianza».

È Ferrara, irridente e pugnace, a scatenare la platea. Se la prende con Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Consulta: «Il principio del “tutto per tutti” risponde a un’idea di diritto di tipo totalitario che ficca il naso nelle vite degli altri».



PORNO OPINION LEADERS

”Propongo alle ministre di rispondere con una manifestazione di orgoglio dell’amore, della sua libertà, anche delle sue perversioni. Occorre chiamare in piazza in tutte le città le donne amanti sotto lo slogan ‘donne e amanti di Silvio’. Senza vergogna senza ipocrisia: quante sono le donne che vorrebbero andare ad Arcore? Proviamo a verificarlo”.

Le conosco tutte quelle ragazze, è offensivo trattare Ruby come una prostituta, non lo è. E la Tommasi è una ragazza seria, che aveva un sincero affetto per il premier

È bastata una cena ad Arcore per far sì che tutto tornasse a posto. Vittorio Sgarbi potrebbe riottenere a breve la sua scorta, che gli era stata revocata dalla Prefettura di Trapani per aver violato alcune norme di servizio. Per questo il rissoso critico d’arte aveva minacciato le sue dimissioni da sindaco di Salemi: “Mi sono esposto contro la mafia”. Un novello Saviano pronto a combattere la criminalità.

Tra un urlo e un “vaffa…”, il Cavaliere si è ricordato di lui. L’invito a cena da parte di Berlusconi ha cambiato molte cose. “Anche io sono stato con Ruby”, aveva dichiarato Sgarbi all’indomani della cena, chiedendo di essere indagato come il suo ex editore. Un modo per ringraziare il grande capo.

Sta di fatto che Sgarbi riotterrà presto la scorta, ordini supremi. Ma non basta. Avrà anche un programma su Rai1 in prima serata. In un momento di debolezza per il governo, il premier sa bene come giocarsi le sue carte. E Sgarbi può fare al suo caso. Aggressivo, verbalmente violento e incontinente, può essere il  fulcro della nuova comunicazione berlusconiana. Non è un caso che porterà in tv anche Mauro Masi, direttore generale della Rai e nemico giurato di Michele Santoro. “’Masi verrà in trasmissione e avrà uno spazio suo, l’angolo di Zorro”, spiega Sgarbi intervistato dal Corriere. “Perché costringerlo a quelle telefonate lampo?”. In fondo “Masi è il cuoco della Rai, cucina e mette in tavola i prodotti, può anche giudicarli. Finalmente anche lui avrà libertà di parola”. E l’idea, al direttore generale, non sembra essere dispiaciuta.

Niente politica, però. “Solo cultura”, assicura il critico-sindaco. Staremo a vedere. Intanto il buon Sgarbi si tiene in allenamento ad Agorà, a Matrix e nel programma domenicale di Giletti, con le sue invettive in difesa del Cavaliere e contro la Magistratura. Ma, ormai entusiasta per il suo nuovo programma, non manca di spararla ancora più grossa: “Ho fatto una proposta al presidente del Consiglio: destinare il 90% dei 272 milioni di euro che si spendono per le intercettazioni per restaurare i beni culturali e per il Fus: mi pare molto più importante che non sapere con chi scopa Berlusconi”. Peccato che le intercettazioni della procura di Milano facciano sospettare il reato di sfruttamento della prostituzione (forse anche minorile) e di concussione. Ma che importa? In fondo per Sgarbi si tratta solo di gossip.

Ora che è in Rai Pancho Pardi dell’Italia dei Valori si augura una cosa: “vista la situazione economica, speriamo che venga a lavorare a gratis come Vauro e Travaglio”. Che Sgarbi sia già pronto a minacciare nuove dimissioni?

Sgarbi, quando il Cavaliere si ricorda degli amici  8 febbraio 2011 

Vittorio Sgarbi e la porno diva 03/09/2010 

(H)AR(D)CORE NIGHS

Iris Berardi, la giovane prostituta brasiliana-romagnola, nella notte tra il 12 e il 13 dicembre 2009 - quando non aveva ancora compiuto la maggiore età (ndr: all'epoca diciassetttenne) - si trovava ad Arcore. L'esame dei cellulari della ragazza segnala che il suo telefonino aggancia la cella di Arcore nella notte precedente al ferimento del premier da parte di Massimo Tartaglia."Stiamo lavorando su questo episodio": si limitano a dire in Procura, lasciando intendere che potrebbero esserci sorprese nel capo d'imputazione in fase di elaborazione in queste ore. 

Dalle nuove 227 pagine di "integrazioni" istruttorie inviate ieri dalla procura di Milano alla Camera, emerge che Ruby Rubacuori, alias Karima El Mahroug, non era l’unica minorenne a frequentare le "feste" del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. La nuova ragazza si chiama Iris Berardi (sotto in foto e qui in un video "sexy" su YouTube), nata nel dicembre 1991 (ora diciannovenne), la cui presenza nelle residenze di Berlusconi è stata accertata il 22 novembre 2009 (quando le mancava, quindi, un mese per raggiungere la maggiore età). E ancora il 31 dicembre, sempre 2009, ad (H)Ar(D)core. La ragazza risulta agli inquirenti notoriamente come una prostituta. 

 

Ad accreditare l'ipotesi, un'intercettazione recente, che risale all'8 ottobre 2010. Alle ore 13,40 squilla il telefono di Iris Bernardi, dall’altra parte un uomo che si presenta come Ciro. Ciro precisa che il numero di telefono l'ha ricevuto da un amico. Cerca di fissare un appuntamento e concorda con lei il "regalo" per la serata. A questo punto la ragazza chiarisce: "800". E lui tentenna. "Per la notte"? Lei risponde di no e Ciro prova a trattare. "Però in genere per la notte sono cinquecento…per...se non è per la notte...certamente meno...". Iris però è irrimovibile: "Allora chiami qualcun altro". La conversazione completa è stata pubblicata da Blitz Quotidiano.

Negli atti trasmessi dalla procura di Milano alla Camera, c'è anche l'esito della perquisizione fatta il 14 gennaio a casa della ragazza all'Olgettina (Milano Due). Un ricco "bottino" composto da: gioielli vari, collane, bracciali pendagli. In proposito, la giovane "ha dichiarato che sono omaggi provenienti daBerlusconi, ricevuti durante le sue ripetute partecipazioni afeste presso la villa del presidente del Consiglio". 
Ricca di dettagli anche l'agenda della Berardi che ha annotato con scrupolo le date delle sue serate, registate con il nome di "papi" e con accanto delle cifre. Qualche esempio? "6 febbraio andare da Papi", "26 febbraio andare da Nicole", "27 febbraio andare da Papi", "7 marzo Papi 2.000", "13marzo Papi 2.000"...e così via. C'è anche un "Silvio" seguito da un cellulare.


Iris Berardi, l'altra minorenne 27 volte a casa del premier 08/02/11

 

Come la chiameranno ancora non si sa, ma noi suggeriremmo un nome come "Lodo SalvaPuttanieri", "Decreto Mille Escort" o tutt'al più una liberale "Riforma della disciplina sulle scopate a pagamento". Almeno così si aprirebbe il settore alla concorrenza e, di conseguenza, si potrebbe sperare in una diminuzione dei prezzi.

La proposta fatta dal senatore Pdl ed ex piduista, Fabrizio Cicchitto, avrebbe del clamoroso in qualsiasi posto al mondo che non fosse l'Italia, ma qui di patrio suolo trattasi e dunque tocca pure darle queste notizie. Con i tempi che corrono, potrebbero anche essere cose serie.

Cicchitto, interpellato sugli sviluppi dello scandalo sessuale in cui si è trovato impelagato il presidente del Consiglio, nonché ex compagno di massoneria, Silvio Berlusconi, avrebbe dichiarato che sarebbe al vaglio del governo l'idea di modificare per legge il limite di diciotto anni, che segna il passaggio alla maggiore età.

Secondo il politico romano «quella di cambiare i termini legali della maggiore età sarebbe fra le idee poste sul tavolo ma non è la questione più urgente». Quando si suol dire dare il giusto peso alle cose.

Qualora l'ingegnosa, quanto assurda, proposta di Cicchitto divenisse legge, Berlusconi d'un tratto si potrebbe ritrovare ad essere accusato di un reato mai commesso - per il Premier sarebbe davvero la realizzazione di un sogno - visto che nel Pdl ci sarebbe l'intenzione di far sì che quest'ipotetica legge abbia valore retroattivo.

A quel punto, però, sarebbe anche doveroso denunciare all'autorità quei magistrati che hanno parlato di prostituzione minorile nel caso di una relazione sessuale avvenuta con una ragazza evidentemente maggiorenne.

Che poi abbia avuto sedici o diciassette anni, quello lo si stabilirà in Parlamento.

 

Cicchitto salva Berlusconi: Abbassiamo la soglia della maggiore età 22/01/2011

 

Le bodyguard di Silvio

Bordello State e Whoreocracy  “stato bordello” e “il governo delle puttane”, riporta Viroli –sono due espressioni che (…) ben caratterizzano l’immagine dell’Italia negli Stati Uniti. (…) Pochi giorni orsono, la parola bordello campeggiava [anche] in un articolo del New York Times. Questa volta però – precisa Viroli – erano dei manifestanti che reggevano un cartello con la scritta ‘l’Italia non è un bordello’”.


Il nostro paese non è un bordello perché da noi i bordelli sono fuori legge. Perché la prostituzione, pur non ancora proibita, non è regolamentata. Perché se un comune cittadino s’azzarda a imitare i comportamenti dei vip, su di lui piovono multe, gabelle, segnalazioni foto, videoregistrazioni e in taluni casi, persino il sequestro dell’auto nel quale avesse avuto l’ardire di appartarsi con una prostituta – il tutto grazie al tipico costume italiota dei due pesi e delle due misure. Escort con tariffe da capogiro per il premier e i suoi accoliti e vessazioni di ogni genere, compresa la vergogna di vedersi recapitare a casa la foto che ritrae il malcapitato appartato nella sua auto con una meretrice occasionale.

“La domanda che l’opinione pubblica americana si pone a proposito dell’Italia, non è tanto che cosa succede – argomenta Viroli – quanto ma cosa avete fatto per ridurvi così. In altre parole gli americani, più che interessati alla nostra squallida cronaca politica di questi giorni, non capiscono come sia stata possibile l’ascesa del bucaniere in questione e soprattutto di come noi italiani lo si possa continuare a sopportare.

Gli americani – e non soltanto loro, basti dare una rapida scorsa a quasi tutta la stampa internazionale per rendersene conto – sembra non si capacitino di come noi italiani non si abbia ancora capito il principio fondamentale del liberalismo, quello che insegna – come sintetizza Viroli – a temere il potere illimitato, di chiunque lo detenga”.

Ora, che l’esiziale domanda “perché non siete liberali?” se la ponga e ce la ponga il famoso americano medio è persino ovvio, ma che lo stesso retorico quesito esca dalla bocca di un James Walston del Foreign Policy, o tracimi dai pensieri di tanti celebri editorialisti d’oltre oceano, come per esempio il nostro Alexander Stille, i due campioni citati da Viroli – pare davvero troppo. Che l’élite d’oltre oceano, costituita da tanti esimi docenti, non esclusi gli annessi & connessi analisti della Cia, tanto per citare la più nota delle numerose american intelligences, ignori i motivi storici e politici, talvolta indotti se non determinati dalla politica estera americana degli ultimi decenni, e finga di ignorare il fatto che questo nostro ex bel paesino è sempre stato dominato, per non dire schiacciato, dalla presenza delle due chiese, quella cattolica e quella marxista, spesso convergenti proprio sui temi delle libertà individuali, dei quali la prostituzione fa parte, oltre che grottesco è ipocrita tout court.

Da quel che finora ci è stato concesso sapere, pare che i finanziamenti degli Usa all’Italy, siano stati per lo più distribuiti alla democrazia cristiana e ad altri partiti della sinistra moderata così/detta, piuttosto che a foraggiare liberal parties degni di questo nome o associazioni o singoli intellettuali liberal, perennemente derisi quando non esplicitamente esclusi, dalle egemonie catto-comuniste insieme e/o separatamente considerate.

Quel che a mia volta vorrei chiedere agli americani che contano qualcosa, è se si accorgono solo adesso che il Berlusconi’s system, lungi dall’essere definitivamente abbattuto a casa nostra (sic!), potrebbe trovare imitatori in altri paesi più o meno democratici, come già avvenne per il fascismo?


Cosa è dunque la pornografia? Non la semplice esposizione di materiali sessualmente espliciti, ma anche e soprattutto la rappresentazione della “porné”, vale a dire della “puttana”, non certo della raffinata cortigiana, ma della donna dei postriboli, al più basso gradino della scala sociale; e ciò non avviene mettendo in scena storie di prostituzione (da notare come non venga mai raffigurato il pagamento della prestazione sessuale), ma pretendendo di raffigurare donne comuni, e quindi suggerendo, per sineddoche, che tutte le donne sono in realtà “porné”.
Ciò che è più grave in questo forma di diffamazione, è il suo nascondere una forma di dominio, un “potere erotizzato”, come sottolineato da Catherine MacKinnon: l’immagine della donna veicolata dalla pornografia è all’esatto opposto di quell’ideale di “costumatezza” che la stessa “comunità maschile”, creatrice e fruitrice della pornografia, ha imposto alle donne. La pornografia, quindi, rappresenta donne “svergognate”, degradate, che stanno inevitabilmente infrangendo il modello di comportamento che dovrebbero onorevolmente seguire. Si tratta in pratica di un doppio inganno: da un lato alla donna viene prescritto un certo modello di costumatezza, e dall’altro la stessa cultura maschile insinua per mezzo della pornografia che tutte le donne non possono mantenere questo codice di onorabilità.
Da questo raggiro, o meglio dalla sua incomprensione, nasce l’assurdità dei movimenti femministi “pro-sex” a difesa della pornografia, che possono vedere in essa o uno strumento di liberazione sessuale per l’intera società, o addirittura una rappresentazione di eguaglianza fra uomini e donne. In entrambi i casi si commette un grave errore: si scambia la pornografia con il sesso tout-court, cadendo nel suo inganno (la pornografia pretende di rappresentare la “reale” sessualità umana), avvalorando il modello di donna-porné (un’idea assolutamente maschile), per intraprendere una lotta contro la repressione sessuale, anch’essa di chiara derivazione maschile. La pornografia è dunque, nietzscheanamente, una menzogna che permette ad un certo gruppo (gli uomini) di dominarne un altro (le donne).
Se la pornografia fosse stata semplicemente identificata con un fenomeno di moralità privata (che coinvolge cioè unicamente adulti consenzienti), sarebbe stato estremamente difficile costruire e soprattutto giustificare quella strategia di “demistificazione” che viene proposta come alternativa alla mera censura. E sarebbe stato impossibile allontanarsi dalle prese di posizione di autori liberal come Ronald Dworkin, che difendono il diritto di espressione e che ritengono le usuali protezioni giuridiche sufficienti per affrontare gli eventuali abusi che possono essere originati dal fenomeno pornografico.
Il principio di Mill dell’harm to others quale limite e base fondamentale dell’etica e della politica liberale non deve essere scavalcato per poter agire contro la pornografia: la pornografia provoca effettivamente dei danni. Fra questi l’autrice ricorda la desensibilizzazione rispetto alla sessualità, l’imposizione sia agli uomini che alle donne di modelli di comportamento irraggiungibili e moralmente discutibili (l’esempio è l’ostentazione irresponsabile di ricchezza dei giornali patinati alla Playboy), e naturalmente gli abusi delle modelle, per le quali è poi estremamente difficoltoso dimostrare la mancanza di consenso. L’imposizione di una certa figura femminile, secondo alcune femministe fra cui Catherine MacKinnon e Andrea Dworkin, è causa inoltre della discriminazione del gruppo “donne”, e nei casi estremi anche di stupri. Le azioni legali condotte nel 1983 e nel 1984 ispirate alle tesi delle due femministe non si prefiggevano come obiettivo una censura preventiva, bensì un puro risarcimento per questi effettivi danni causati dal materiale pornografico.
Quello che qui interessa sottolineare, per rendere coerente la tesi di fondo del testo, è il danno intrinseco della pornografia, che consiste nel suo valore performativo: la pornografia è in quanto atto espressivo, una diffamazione ed uno svilimento, e quindi non può essere considerata, secondo l’autrice, alla pari di una qualsiasi altra libera espressione di un libero pensiero. Ecco perché occorre riflettere sulle strategie per affrontarla al di là delle mere “garanzie negative” e della problematica distinzione “pubblico/privato” propria della tradizione liberale. Ancora più complesso il problema del cosiddetto soft-porn, visto che nell’erotismo patinato spesso associato alla pubblicità si trasmette, sia pure in assenza di immagini sessualmente esplicite, la medesima mercificazione e svilimento della donna (e sempre di più anche dell’uomo) in modo ancora più subdolo, proprio a causa del suo non essere apertamente pornografico, privando quindi ogni eventuale fruitore della possibilità di evitarne la visione.
Si tratta, in ultima analisi, di un danno “di gruppo”, delle donne intese come gruppo; un danno estremamente grave se, come suggeriscono autori del calibro di Charles Taylor e di Joseph Raz, all’uguale rispetto e considerazione dei singoli cittadini è necessaria anche la protezione degli individui in quanto membri di gruppi specifici.
La pornografia si rivela in tal modo un banco di prova di grande efficacia, misurando “sul campo” i limiti estremi del classico ideale liberale della neutralità, e fungendo anche da discrimine per diverse forme di femminismo. Si può quindi leggere questo fenomeno, sempre più presente nella cultura e nell’immaginario, sia in senso negativo che in senso positivo, come un reagente eccezionale per rivelare i meccanismi interni delle ormai pacifiche idee di fondo della tradizione ben consolidata del liberalismo politico.

Nessun commento:

Posta un commento

ShareThis

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...