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mercoledì 9 febbraio 2011

PORNO GENERATION

Metà degli adolescenti invia messaggi hard e foto di nudo in Rete. Alcuni arrivano fino ai rapporti intimi con persone conosciute solo online. Come ogni anno, in occasione del Safer Internet Day l'associazione Save The Children pubblica una ricerca sui comportamenti dei minori nel web.

L'anno scorso il centro dell'indagine era l'abitudine, piuttosto diffusa, di scambiarsi immagini di nudo. Quest'anno il rapporto Sessualità e Internet: i comportamenti dei teenager italiani svela come la Rete sia per molti la fonte delle informazioni sul sesso che i giovani ricercano. I pericoli sorgono quando i minori condividono informazioni personali con gli sconosciuti contattatati unicamente via web. Per esempio il 32% degli intervistati ammette di consegnare senza problemi il proprio numero di cellulare a qualcuno conosciuto online, il 27% dà appuntamenti di persona e il 19% riceve immagini di persone conosciute in rete nude o seminude. Il 17% arriva ad avere rapporti intimi dopo aver conosciuto qualcun sul web e il 13% invia immagini di sé in pose osé, pratiche che coinvolgono anche molti ragazzi tra i 12 e i 13 anni.
S'inizia a inviare messaggi hard molto presto, sin dai 10 anni: il 36% degli intervistati ha infatti cominciato tra i 10 e i 14 anni, mentre il 54% ha spedito il primo messaggio "compromettente" tra i 14 e i 15 anni. Secondo Valerio Neri, direttore generale di Save The Children Italia, "è ormai evidente che la sessualità dei ragazzi si esprime e si esperimenta sempre di più attraverso le nuove tecnologie" ma "il rischio è che ciò avvenga in modo improprio, dove le emozioni sono sempre più sganciate dalla fisicità e dove la sessualità è solo sesso, sperimentato con modalità e tempi inadeguati, agito, ad esempio, in età precoce o con adulti".

Gli adolescenti scoprono il sesso sul web 07-02-2011


Di pari passo cresce il fenomeno della pedofilia on line. Secondo l’ultimo rapporto di Telefono Arcobaleno, nel mese di gennaio sono stati 5.390 i siti a contenuto pedopornografico individuati e segnalati, la maggior parte dei quali ospitati da Internet Service Provider europei. Nella classifica mensile per Paese sono gli Stati Uniti i primi per diffusione di pedopornografia, seguiti da Olanda, Germania e Russia.
I dati raccolti a gennaio, nel corso dell'attività di monitoraggio del web, evidenziano, inoltre, che la maggior parte delle vittime del mercato criminale della pedofilia on line sono bambine di età inferiore ai 10 anni; in particolare è la fascia di età compresa tra i 6 e i 9 anni ad essere più frequentemente rappresentata.
''La pedofilia on line non ha niente di 'virtuale - dichiara Giovanni Arena, presidente di Telefono Arcobaleno - I bambini ritratti nelle immagini pedopornografiche subiscono abusi reali e ripetuti ed hanno bisogno, in primo luogo, di essere identificati, liberati e avviati ad un percorso di recupero. Conoscere le caratteristiche dei minori a rischio è il primo passo per proteggere i bambini in maniera più efficace e per orientare meglio le attività di prevenzione e intervento''.


In occasione del Safer Internet Day 2011, la giornata europea dedicata alla sicurezza in Rete, Moige – Movimento Genitori - e Trend Micro, azienda leader nella sicurezza informatica, presentano i risultati emersi da un’indagine con focus group di genitori, durante il quale sono stati discussi ed approfonditi i comportamenti in Rete di genitori e figli, i pericoli percepiti, i controlli e le misure di protezione adottate, oltre ai suggerimenti da parte dei genitori stessi su possibili iniziative a livello istituzionale per una maggiore informazione sulla sicurezza in Internet.

Nel Web c’è tutto il Mondo
Dalle interviste condotte emerge in generale uno scenario in cui il Web è ormai un ambiente fondamentale di riferimento per genitori e figli, che stimola e incuriosisce e del quale ormai “non si può fare a meno”: “c’è tutto il Mondo”. Nelle famiglie sono spesso disponibili diversi strumenti per navigare come PC, smart phone, consolle-videogiochi, utilizzati con una crescente autonomia dai minori, specie dai 10 anni in su. L’uso di Internet va molto oltre il gioco e la ricerca didattica, è diventato il prerequisito dell’entrata nel mondo dei Social Network, parte ormai della “vita contemporanea”. Il genitore non ostacola e spesso favorisce un approccio precoce anche con l’intento di favorire l’adattamento e integrazione dei figli alle nuove modalità di comunicazione e relazione sociale. I Social Network, infatti, sono molto apprezzati dai ragazzi italiani: l’82,9% nella fascia tra 15 e 16 anni, e il 74,3% in quella 11-14. Anche un 20% dei più piccoli non è indifferente. Facebook, come prevedibile, la fa da padrone: quasi 9 ragazzi su 10 lo preferiscono.

Fiducia passiva e pochi controlli sui figli
La sensazione di pericolo dei genitori riguardo l’uso del Web da parte dei minori è abbastanza relativa, e scaturisce solo da eventi di cronaca o da informazioni provenienti da fonti autorevoli: sembra emergere una sorta di “abitudine anestetica”, presumibilmente incentivata da una scarsa conoscenza effettiva dei pericoli “non so neanche bene cosa devo controllare, mi fido di mio figlio”. La fiducia nei comportamenti dei figli in Rete è infatti piuttosto elevata (6,79 in una scala da 1 a 10). Anche i bambini e i ragazzi, del resto, manifestano una radicata convinzione (8,3 in una scala da 1 a 10) che “i genitori si fidano dei miei comportamenti online”. Prevale dunque un “controllo ambientale generico”, basato su una selezione di tempi e possibilità di utilizzo della Rete e su un generico ricorso al dialogo, nella quasi totale assenza di software specifici e funzioni di “Parental Control”. Le misure di controllo e prevenzione adottate dai genitori, di fatto, non sembrano tra le più severe ed efficaci: 6 genitori su 10 (60%) si limitano a parlare genericamente dell’argomento con i propri figli, 4 su 10 (43%) navigano insieme a loro (ma solo il 28,1% se i figli hanno 15-16 anni) e solo 3 genitori su 10 (33,3%) condividono la scelta dei siti da visitare. Il 40% controlla periodicamente siti visitati e le attività online, mentre pochissimi, solo 8 genitori su 100 (7,8%), utilizzano le funzioni di Parental Control messe a disposizione dai software di sicurezza.

Social Network, attrazione irresistibile ma…
I siti di Social Network sono percepiti come un’area sensibile dal punto di vista dei rischi: genitori e figli si imbattono quotidianamente in stimoli (Pop Up, link e annunci) di varia natura: si va dalle immagini di nudo femminile, alle proposte “cerchi amicizie a Milano?”, ai giochi d’azzardo, ma il pericolo si può celare anche in contatti apparentemente innocui, vista l’accessibilità e l’incontrollabilità dei frequentatori della Rete. Nonostante questo, non vi è una chiara consapevolezza da parte degli adulti di come fare per evitare i pericoli e proteggere le informazioni in Rete: prevale un generico “ci sono tutti e lo utilizzano tutti”, nella convinzione che “il divieto non funziona, bisogna insegnare ai ragazzi come comportarsi”. L’utilizzo di questi mezzi, inoltre, non è accompagnato da una adeguata consapevolezza dei pericoli per la privacy e da una sufficiente conoscenza delle necessarie misure di protezione. Ad esempio, solo 3 adulti (30%) e 4 ragazzi su 10 (40%) sanno come impostare le regole di privacy nei Social Network.

Non accettare caramelle dagli sconosciuti
Messi di fronte all’ampia articolazione dei pericoli della Rete, come ad esempio pornografia, pedofilia, cyber-bullismo e giochi d’azzardo, i genitori tendono a concentrare la sensazione di rischio nei “contatti indesiderati con sconosciuti”, temuti nel 56,7% dei casi e soprattutto verso la pedofilia legata all’intrusione di malintenzionati nei social network e considerata fonte di preoccupazione da quasi 7 genitori su 10 (67,8%). Più limitata la percezione del rischio verso i giochi d’azzardo e acquisti impropri: “basta non dare in mano una carta prepagata ai ragazzi”, infatti meno di 4 genitori su 10 (34%) se ne preoccupano. La preoccupazione dei genitori cresce con uno sguardo più attento agli atteggiamenti dei ragazzi: tutti sono consapevoli che la condivisione di immagini, video, informazioni personali, indirizzi, giochi e altro è ormai un’abitudine massiccia e poco controllabile. Con l’aumentare dell’età dei ragazzi, tra l’altro, diventa via via maggiore la quantità di informazioni personali inserite in Rete. Ad esempio, tra i ragazzi della fascia dai 15 ai 16 anni, la pubblicazione delle foto personali e dei familiari raggiunge l’81,4%, come la rivelazione del luogo dove vanno a scuola (62,9%), o gli eventi a cui partecipano (51,4%), o i luoghi frequentati (30%). Nel calderone di Internet le fantasie dei genitori si concentrano pertanto su una generica idea di “contatti insidiosi o indesiderati”, ricorrente è la citazione di episodi paragonabili alle cosiddette “caramelle da uno sconosciuto”, il tutto trasferito in un contesto di nuove e insidiose tentazioni: “gli dico sempre che non devono rispondere o accettare l’amicizia di persone che non conoscono”. Di fronte a un pericolo generico e imprevedibile come i contatti con sconosciuti il dialogo tra genitori e figli appare come unica forma di prevenzione e difesa fondamentale e necessaria, ma non sufficiente e che denota soprattutto una mancanza di veri “punti di riferimento”.

Educare i figli ma anche i genitori
“I dati presentati durante questo focus group – ha dichiarato Elisabetta Scala, responsabile dell’Osservatorio Media del Moige, dimostrano ancora una volta la necessità di intervenire per tutelare concretamente i minori ed educarli a un uso corretto e responsabile della rete, sensibilizzando allo stesso tempo anche i genitori. Per questo, da domani sarà anche rilanciato sul circuito Sky lo spot “Ombre”, ideato dalla Aldo Biase Comunicazione e realizzato dalla casa di produzione Filmgood, con l’obiettivo di promuovere tra i genitori e i ragazzi una maggiore consapevolezza del problema pedofilia on line, informandoli sui rischi legati ai social network”. Prosegue Scala: “Occorre, quindi, investire nell’informazione e nella prevenzione dei rischi connessi alla navigazione in Internet, senza tuttavia dimenticare la necessità, in questo settore, di superare l’attuale e poco efficace sistema di autoregolamentazione, con una co-regolamentazione normativa”.

Ragazzi e Internet: l'analisi di Moige e Trend Micro 07/02/2011

 

Grazie a internet abbiamo immediato accesso a qualsiasi tipo di contenuto sessuale. Youporn, Redtube & Co. sono ormai conosciuti anche dai più pavidi e diffidenti. Si possono consultare centinaia di filmati solo con un click, e gratis. E la scelta è vasta, infinita direi. Si va dalla più ‘normale’ categoria eterosessuale, per passare attraverso episodi di lesbismo o sesso di gruppo. Anche qui la scelta è infinita, è impressionante la quantità di sotto categorie che ci si riesce a inventare. Ad esempio, ci sono categorie fatte solo di scene di orge di gente di colore, o solo asiatica, per non parlare di cartelle specifiche per determinate parti del corpo, colore dei capelli, e così via. Insomma, ce n’è per tutti. E non c’è da stupirsi che questi siti siano strutturati in maniera così particolareggiata. Stiamo parlando dell’espressione, libera da qualsiasi pudore, delle fantasie che ognuno di noi può avere, catalogate e messe in bella mostra. Praticamente, tanto lavoro per gli psicologi!
La vera innovazione di una comunicazione che supera ogni confine, e ti mette in comunicazione con tutto il mondo in pochi secondi è la possibilità di parlare di sesso, anche in anonimato,  in tutta libertà. La vera rivoluzione è costituita dalla liberazione (per lo meno in rete) dai propri tabù. Sin dagli albori di internet, era possibile chattare con sconosciuti, pian piano si è diffuso il sesso virtuale e con il tempo si sono create vere e proprie comunità, gruppi di persone legate dagli stessi gusti sessuali.  Ciò che è interessante capire, e che è anche la domanda che si sono posti i giornalisti del Guardian, è se, e come, questa cyber libertà ha cambiato il nostro atteggiamento nei confronti del sesso.

SIAMO DAVVERO PIU’ LIBERI? – Come nelle relazioni tra uomo e donna, un po’ di mistero, e la conseguente curiosità,  è la spinta che porta due persone a conoscersi meglio, così anche nel sesso, la caduta di qualsiasi tipo di tabù potrebbe condurci verso un disinteresse in campo sessuale. Nel film di Alfonso Arau ‘Come l’acqua per il cioccolato’, viene raccontata una scena di sesso tra due sposi, durante la prima notte di nozze e c’era un lenzuolo che veniva utilizzato per evitare il contatto tra uomo e donna, con solo un foro al centro. È chiaro che queste abitudini ormai non ci appartengono più, e che hanno poco a che fare con il mistero, e la seduzione, ma non sarà che tutto questo parlare e vedere sesso ovunque paradossalmente ci porti a disinteressarcene?



I costumi sono cambiati, la comunicazione tra le persone è veloce e a ricorrere a questo espediente sono sempre più persone: giovani che fuggono da lavori sottopagati e dal precariato, donne che non riescono a far quadrare il bilancio familiare, studenti estudentesse che cercano un modo per guadagnare bene ma che non li distolga troppo dalla vita universitaria. Ma da trasmissioni come Le Iene emerge anche il fenomeno delle baby prostitute, studentesse delle scuole superiori che lo fanno per potersi permettere il superfluo, accessori firmati & co.

Il fenomeno non è solo italiano. In Francia una ricerca del 2006 metteva in evidenza che 2 studenti su 100 si prostituivano per potersi pagare gli studi, sempre più cari. Anche l'Inghilterra, nello stesso periodo, aveva visto crescere il fenomeno  in seguito al triplicarsi delle rette universitarie.

E in Italia?
Un'inchiesta di Studenti Magazine del 2006 ha rivelato che il 21%  delle studentesse usa il proprio corpo per pagarsi gli studi. Erano anni lontani dagli attuali tagli sull'università: tagli ai fondi degli atenei ma anche al 95% delle borse di studio. Come reagiranno gli studenti? Il fenomeno aumenterà?

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