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giovedì 10 febbraio 2011

PORNO CLOUD

WE INNOVATE YOU MASTURBATE
NOI INNOVIAMO VOI VI MASTURBATE

Tutte le innovazioni in campo video sembrano essere passate prima dal porno, almeno secondo un articolo di Cnet. Nello sviluppo a partire dal VHS fino ai dischi Blu-ray ci troviamo lo zampino dell’industria dell’intrattenimento per adulti, non è quindi difficile immaginare che abbia qualcosa da insegnare anche a livello di cloud. A partire da Marzo, la Pink Visual offrirà la possibilità di archiviare i filmati acquistati sui propri server. Un’idea che altri colossi potrebbero copiare; perchè Google e Apple non tentano lo stesso approccio con i film mainstream?

Pink Visual è uno studio che gira film pornografici famoso per aver sempre abbracciato le nuove tecnologie, tanto da essere il primo negli Stati Uniti del settore ad offrire video in streaming, in un modo che Apple e Google hanno preso in considerazione solo durante lo scorso anno. Al posto di salvare i film digitali sul proprio computer o su hard disk esterni, la Pink Visual consente di conservare le copie dei film acquistati direttamente sui server della compagnia. Pagando un’unica tassa di iscrizione, i compratori potranno poi accedere ai file ogni qualvolta lo desiderino.
Il cloud risulta essere il punto d’arrivo della prossima generazione di intrattenimento digitale. Alcune fonti all’interno dell’industria cinematografica hanno rivelato lo scorso anno a Cnet che Google e Apple hanno parlato con alcuni film studios di Hollywood a riguardo di “scaffali digitali” in cui gli utenti possano salvare film, canzoni e media di vario genere, a cui accedere tramite terminali connessi ad Internet.
Con l’evolversi costante delle tecnologie, l’adozione di tablet e smartphone sempre più potenti, la possibilità di sfruttare il cloud a più ampio raggio entusiasma la maggior parte degli utenti. Purtroppo, però, sia Google che Apple non hanno ancora approntato nulla di simile. I fan del cloud ritengono che potremmo trovarci di fronte ad una vera e propria rivoluzione nella fruizione dei contenuti, mentre in realtà abbiamo pochi esempi di storie di successo da portare come esempi. Alcuni servizi musicali hanno iniziato ad offrire il salvataggio e lo stream di file musicali sui propri server, come ad esempio Lala.
Apple ha acquisito quest’ultima società nel Dicembre 2009, quando si trovava in difficoltà, e l’ha fondamentalmente chiusa. MP3tunes.com è stato uno dei servizi cloud di streaming musicale pioniero, ma la EMI lo ha denunciato per violazione del copyright e il caso non si è ancora risolto.
Tornando a parlare di video, la Pink Visual può aiutare a determinare se un servizio cloud simile possa avere successo o fallire. La compagnia sarà infatti la prima ad affrontare problemi legati al prezzo, alla protezione del copyright e alla gestione della domanda. Attualmente gli stessi manager del Pink Visual stanno discutendo di importanti questioni: se permettere di salvare e visualizzare in stream anche contenuti prodotti da altri, ad esempio, o limitarsi ai propri contenuti.
Il dubbio nasce dalle possibili responsabilità collegate:
Non vogliamo diventare terreno fertile per la violazione dei diritti
nel caso in cui gli utenti hostino contenuti piratati. E se la Pink Visual dovesse fallire, che fine farebbero i contenuti acquistati e salvati dai clienti? Una domanda che certamente Apple e Google non dovrebbero porsi. Mentre gli scettici del cloud lo vedono come un modo per costringere i clienti a spendere più soldi, in realtà questo tipo di servizi non dovrebbero apportare costi aggiuntivi a quelli di sottoscrizione.
Che la pornografia sia la pioniera di un sistema cloud per i video non dovrebbe stupire, vista la quantità di capitale da investire e il desiderio di accontentare il cliente in modo sempre più riservato.

IL PORNO IMPERO COLPISCE ANCORA

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