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lunedì 14 febbraio 2011

BABYLON SYSTEM PORNO BABILONIA la globalizzazione neoliberale della prostituzione

"Non vi è nulla di nascosto che non sarà manifestato, né di segreto che non debba essere conosciuto e portato alla luce" (Luca 8:17).

Il commercio di "corpi ed anime umane" (Rivelazione 18:11-13) è diventato una delle industrie più grosse e fiorenti dell’attuale sistema economico globale, il quale, secondo la profezia biblica, è simbolicamente chiamato "Babilonia la grande"(v.2).

"La pornografia ha un mercato di gran lunga più grande della musica rock e della cinematografia. Specialmente in America gli uomini passano più tempo nei club per spogliarelli di quanto non ne passino a teatro, all’opera, ai balletti di danza classica ed ai concerti di musica classica e jazz messi insieme. Nel 1972 il valore totale al consumo di tutto il porno venduto in America è stato stimato tra i 5 e i 10 milioni di dollari. Alla fine degli anni Novanta gli Americani hanno speso 10 miliardi annui in sesso mediato. La San Fernando Valley, nel sud della California, è la maggiore casa produttrice americana di film pornografici: più di 10.000 film ogni anno diffusi in tutto il mondo" (Sesso in America, Talk, Febbraio 2001.)

La pornografia negli ultimi tre decenni ha visto un vero e proprio boom, favorita  dalla legislazione porno-liberale delle democrazie occidentali, che ha abolito i divieti alla produzione, distribuzione e vendita di questo materiale, e dai progressi tecnologici, come l’avvento della litotipografia, di Internet, dei cellulari, che hanno facilitato l’accesso ai materiali pornografici. Specialmente attraverso Internet, la pornografia si può vedere facilmente senza essere visti e può facilitare incontri di sesso virtuale e reale, leciti e non.

Una indagine sulla famiglia, da parte della rivista Focus (l’edizione americana), ha rivelato che il 18% - quasi uno su cinque - di coloro che vanno in chiesa regolarmente ha ammesso di essere porno-dipendente. La percentuale è senza dubbio più alta tra i non credenti. Secondo la relazione, 21 milioni di Americani visitano almeno uno dei 60.000 siti internet pornografici una o più volte al mese.

In soli tre decenni gli americani hanno capovolto i loro valori morali, abbracciando  la pornografia come un diritto costituzionale sancito dal Primo Emendamento. In molti sono caduti vittime degli argomenti proposti dai riformatori porno-liberali alla fine degli anni Sessanta, che hanno portato ad una tale diffusa accettazione della pornografia.

La Danimarca è stata la prima nazione occidentale a legalizzare la pubblicazione della pornografia, nel 1969. Dopo un decennio di cambiamenti sociali, cominciati con la pillola per il controllo delle nascite e continuata con la liberalizzazione delle leggi sul sesso e sul divorzio in tutto il mondo occidentale, il parlamento danese ha deciso che la pornografia non nuoceva, e che anzi avrebbe avuto come conseguenza una diminuzione delle aggressioni a ragazze innocenti da parte di uomini sessualmente frustrati. I fatti hanno dimostrato il contrario. In un documentario televisivo sul Canale Internazionale della Storia, andato in onda nel novembre del 2000, i parlamentari danesi responsabili per la decisione originaria hanno detto che non avrebbero mai immaginato che la loro decisione del 1969 avrebbe portato a ciò che si vede oggi. L’intento dei legislatori era quello di dare sollievo agli uomini a casa attraverso le immagini pornografiche. 30 anni dopo, le raffigurazioni di ogni atto sessuale mai immaginabile sono ampiamente disponibili, su Internet, anche ai bambini.

Una tendenza particolarmente preoccupante è l’emergere di associazioni dedicate alla legalizzazione della pedofilia - cosa che, ancora, è illegale.

Qualche tempo fa, un quotidiano di Lansing, nel Michigan, riportava che la sezione della prigione del Michigan che cresceva più rapidamente era quello dei maschi ultra- sessantenni imprigionati per molestie sessuali a bambini. La causa dell’improvviso aumento? La pornografia. Proprio come la pubblicità del cibo spazzatura fa desiderare alle persone di mangiarne sempre di più, allo stesso modo  guardare materiale pornografico fa sì che chi guarda sia indotto a desiderare.

La pornografia non corrompe soltanto la persona che la guarda. Anche i rapporti col proprio coniuge sono influenzati negativamente. Il vedere la pornografia spinge tanti uomini (e donne) a volere qualcosa di più “fantasioso” dal proprio partner. Quando ciò non succede, l’insoddisfazione del rapporto che ne consegue porta alla frigidità e all’infedeltà, e spesso al divorzio. Il partner lussurioso conduce uno stile di vita promiscuo nella disperata ricerca della soddisfazione sessuale. 

L’enfasi continua sul sesso porta tutti gli acquirenti della pornografia a credere che il sesso sia tutto e che in un rapporto sia più importante di qualsiasi altra cosa, trascurando gli affetti, i legami duraturi e la propria dignità.

Negli ultimi trent’anni i porno-mass-media hanno detto ad un numero crescente di persone che il corpo ed il sesso sono la cosa più importante, e che costituiscono la soluzione ai problemi di ognuno di noi. La realtà è che il ricercare esageratamente il sesso porta ad un vuoto emotivo nei rapporti interpersonali e ad un vuoto spirituale ancor più profondo e pericoloso. Tali vane ricerche infatti non lasciano tempo allo sviluppo della dimensione spirituale nella vita di una persona. Non c’è tempo per dedicarsi alla propria spiritualità quando il tempo libero viene dedicato alla pornografia o a film e brani musicali saturi di sesso ed erotismo, cose fatte passare come “intrattenimento”.

Qual è l’effetto dell’industria porno sugli attori partecipanti? A 18 anni è legale lavorare nella porno-industria, età in cui poche sono le persone abbastanza mature da capire le conseguenze negative che derivano dall’essere coinvolti in quello stile di vita degenerato. Ogni anno i rappresentanti dell’industria delle riviste per adulti piombano nei campus universitari, invitando giovani attraenti di entrambi i sessi a posare per foto provocanti per le loro pubblicazioni, consentendo loro di laurearsi con spese universitarie decisamente ridotte. Molti di loro diventano "ballerini esotici" nei club per spogliarelli, guadagnando molto di più rispetto al lavoro di vendita al dettaglio o in un ristorante. Altri si spostano ad occidente in cerca di divertimento e soldi nel business dei film per soli adulti.

Quanto durano? "Alcune ragazze vengono usate fino a nove mesi od un anno", un ex interprete diventato direttore ha ammesso candidamente nell’articolo di Talk. "Quasi tutti hanno malattie sessualmente trasmissibili", ha detto Chloe, un’altra star: "Ho avuto diverse malattie veneree durante il mio primo anno in questa industria". Un cospicuo numero di porno star sono morte di AIDS. Le conseguenze emotive possono essere peggiori di quelle fisiche. Una donna dal nome d’arte di Seduttrice, attrice porno di successo, ha detto: "Tutto il sesso che faccio è quello che pratico sullo schermo. Io non riesco più ad avere relazioni coniugali né una vita affettiva." Un fotografo di quest’industria ha fatto notare che la maggior parte degli attori e delle attrici che ha incontrato nel business del porno era assuefatta alla droga o all’alcool e faceva accenno alla repulsione che provavano nel vendere il proprio corpo. E’ interessante il fatto che quasi tutti gli attori pornografici hanno detto di aver subito abusi sessuali da bambini. Lo stesso fotografo proveniva da un passato di bramoso voyeur e poi di partecipante, per diventare improvvisamente un paziente psichiatrico.

Incapaci di apprendere la lezione del Diluvio universale, gli abitanti delle antiche città di Sodoma e Gomorra furono distrutte col fuoco "perché il loro peccato [era] troppo grave" (Genesi 18:20).

Gesù Cristo eguagliava la pornografia all’adulterio, la trasgressione del Settimo Comandamento: "Io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore" (Matteo 5:28).

Il peccato comincia nella mente, con i nostri pensieri. Pertanto, entrambi la pornografia ed il commettere adulterio sono azioni peccaminose, una violazione della legge di Dio. La pornografia compie il danno mentale corrompendo la nostra mente, anche se questi pensieri illeciti non sono fisicamente messi in atto.

Ulteriori passaggi della Bibbia condannano la pornografia non solo per l’infedeltà in essa contenuta e da essa generata, ma anche altre due pratiche sessuali ancora più perverse e degenerative: "l’omosessualità, il sadomasochismo e l’accoppiamento con gli animali" (Levitino 18:22-23). Dio denuncia il fatto che queste pratiche "contaminano"  la gente che le fa e porta l’intera società a pagarne le conseguenze (vv. 24-25).

L’apostolo Paolo profetizzò che "negli ultimi giorni verranno tempi difficili, perché gli uomini saranno amanti di se stessi ... temerari ... amanti dei piaceri invece c che amanti di Dio" (2 Timoteo 3:1-4). Per sua stessa natura, la pornografia incoraggia l’egocentrismo. Invece di convogliare i pensieri sessuali di una persona sul proprio coniuge, essa produce il chiodo fisso sulla brama di sesso e del temporaneo brivido sensuale. Tali deviazioni dall’impegno della relazione coniugale portano soltanto all’assenza di autocontrollo e, in moltissimi altri casi, ad atti immorali che infrangono il Settimo comandamento.

Babylon the Great

The Whores of Babylon


PORNO-MODA BAMBINE-MODELLE SU VOGUE

Pedoweb





·                     Shocking Truth



Richard Poulin, professore di Sociologia presso l’Università di Ottawa (Canada) e autore di “La mondialisation des industries du sexe” (2005) – “Prostituzione globalizzazione incarnata”, Jaka Book, Milano, 2006.

“Non si può analizzare il capitalismo attuale ignorandone gli effetti concreti su donne e bambini,passando sotto silenzio l’impatto della rete prosseneta mondiale legata allo sfruttamento della prostituzione, e non tenendo conto dell’industrializzazione del commercio del sesso e della sua capacità di trasformare donne e bambini in merce sessuale esportabile in tutto il mondo.

La monetarizzazione dei rapporti sociali e il traffico di persone sono il cuore della globalizzazione neoliberale e dello sviluppo dell’industria del sesso. Il rafforzarsi delle disuguaglianze sociali, l’impoverimento di numerosi popoli, che colpisce particolarmente donne e bambini, causandone la massiccia migrazione, sono fattori propizi al traffico di persone a scopo prostituzionale. Sfruttando le nuove tecnologie, il turismo sessuale di massa e le occupazioni militari, le industrie del sesso hanno beneficiato di un processo di legittimazione e di normalizzazione. Diversi Paesi hanno recentemente legalizzato le attività di queste industrie, il che ha loro permesso di espandersi e di aumentare i propri profitti.

Solo una politica femminista abolizionista è in grado di combattere questa globalizzazione neoliberale della prostituzione.

La globalizzazione neoliberale è il fattore dominante dell’attuale sviluppo della prostituzione e del traffico di donne e bambini a scopo prostituzionale: accresce il divario sociale e sfrutta gli squilibri tra uomini e donne, rafforzandoli notevolmente; è caratterizzata dalla mercificazione degli esseri umani e dal trionfo della commerciabilità del sesso; inoltre, rappresenta il raccordo tra le relazioni commerciali di stampo capitalista e l’oppressione delle donne, due fenomeni strettamente legati”.

La globalizzazione e l’industrializzazzione del commercio del sesso sono due fenomeni strettamente correlati. La prostituzione è diventata un fenomeno di massa e si è estesa in tutto il mondo. La pornografia è ampiamente diffusa nelle società. Le cifre di queste industrie sono da capogiro. Sono decine di milioni gli esseri umani, principalmente donne e bambini, sottoposti all’alienazione derivante dal commercio del sesso.

Le industrie del sesso sono delle industrie importanti, alcune sono multinazionali quotate in borsa che fruttano grandi profitti ed entrate considerevoli che incidono nel PIL, nella bilancia dei pagamenti e sui conti correnti di diversi Paesi che le considerano vitali per la loro economia. La prostituzione fa addirittura parte della strategia di sviluppo di alcuni Stati. Alcuni Stati soggetti al rimborso obbligatorio del Debito hanno accettato incoraggiamenti di organizzazioni internazionali come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale – che hanno concesso loro prestiti considerevoli – per sviluppare la proprie industrie del turismo e del divertimento. In ciascun caso, lo sviluppo di questi settori ha favorito l’impennata dell’industria del commercio del sesso.

Le politiche porno-liberali sono complici dello sviluppo dell’industria del sesso. Negli ultimi decenni, con il trionfo dei valori liberali del processo di globalizzazione, il sesso a pagamento e la pornografia, sua rappresentazione, sono stati normalizzati. Alla luce di questi valori la prostituzione viene sempre più accettata.

In molti Stati la prostituzione è stata regolarizzata, è un mestiere come un altro, un semplice “lavoro del sesso” – “sex work” - un diritto e una libertà. In nome di questi valori viene difeso il diritto alla prostituzione e al traffico di donne e bambini a tale fine.

La porno-globalizzazione neoliberale e la crescita delle industrie del sesso hanno reso possibile definire la prostituzione una “libertà”.

La legalizzazione dell’industria del sesso ha come effetto un’espansione del traffico di donne e bambini a scopo prostituzionale. Infatti, nei paesi in cui la prostituzione è stata legalizzata, si è vista una forte crescita di prostitute di origine straniera provenienti da paesi poveri. Le politiche porno-governative sono un fattore decisivo per la proliferazione e la redditività delle industrie della prostituzione e di traffico di esseri umani, che ne è il corollario.

L’impoverimento di numerose regioni del mondo crea condizioni favorevoli a ogni forma di traffico e di prostituzione di esseri umani. Le popolazioni più colpite sono quelle del Sud e dell’Est del mondo. Lo sconvolgimento delle strutture sociali dovute al trionfo dell’economia porno-capitalista neoliberale colpisce enormemente le zone rurali, spingendo all’emigrazione verso le città, favorendo l’economia informale e soprattutto l’industria del sesso.

La globalizzazione trova vantaggio anche nel produrre queste situazioni di destrutturazione e ineguaglianze sociali. I dimenticati, in gran parte donne e bambini, sono in realtà la più fiorente fonte di reddito dell’economia globalizzata. La globalizzazione capitalista ha accentuato la disparità di sviluppo tra i Paesi, operando una significativa pressione sull’emigrazione. Tale globalizzazione è caratterizzata da una sempre più rilevante femminilizzazione delle migrazioni. Che si traduce anche con la femminilizzazione della povertà. Il fenomeno della prostituzione mette in moto un vero e proprio esodo di donne che si spostano dalle campagne alle città e da una nazione all’altra per offrire “servizi sessuali”. Laddove l’industria della prostituzione è molto sviluppata, compresi i paesi del Sud del mondo, vengono messi in atto dei circuiti di traffico mondiale caratterizzati da enormi vivai. Le prostitute straniere si situano ovviamente nel gradino più basso della scala gerarchica prostituzionale. Sono socialmente e culturalmente isolate ed esercitano la prostituzione nelle peggiori condizioni possibili completamente assoggettate a diverse forme di violenza, sia nel quotidiano esercizio della prostituzione, sia nei trasferimenti da un Paese all’altro.

L’industrializzazione del commercio del sesso ha indotto lo sviluppo di una produzione di massa dei beni e di “servizi sessuali”, che ha generato una divisione regionale ed internazionale del lavoro. Tali beni sono costituiti da esseri umani che vengono fatti prostituire.

Questa industria porno-globalizzata diventata una forza economica dai confini indefiniti. La prostituzione e le industrie del sesso ad essa connesse – bar, locali notturni con intrattenitrici, saloni di massaggi, case di produzione della pornografia ecc – si appoggiano ad una massiccia economia sotterranea controllata dai protettori legati al crimine organizzato e si servono delle forze di polizia corrotte. 

Le catene alberghiere internazionali, le compagnie aeree e l’industria turistica approfittano ampiamente dell’industria del commercio del sesso. Gli stessi governi ne beneficiano, basti pensare che nel 1995 gli introiti della prostituzione in Thailandia hanno costituito tra il 59 e il 60% del bilancio del governo. Non è priva di senso la promozione fatta, in questi termini, del turismo sessuale nel 1987: “Le nostre giovani donne: il frutto tailandese più delizioso del durian” (frutto locale).

Eppure, la maggior parte delle analisi della globalizzazione capitalista contemporanea non considera l’impatto dell’industria del commercio del sesso sulle società e sui rapporti sociali tra essi. La globalizzazione è stata esaminata nei suoi molteplici aspetti – privatizzazione, arricchimento e impoverimento, crescita delle disuguaglianze, neoliberalismo, riduzione degli investimenti per il sociale, paradisi fiscali ecc, ma rari sono gli studi che integrano lo sviluppo delle industrie del sesso nella dinamica della globalizzazione.

La porno-globalizzazione neoliberale favorisce il concetto di mercificazione anche nell’ambito dei costumi, sconvolgendoli con ricadute sui codici sociali, sulla psiche umana e sui rapporti uomo-donna. La “libertà sessuale” diventa un valore commerciale e un elemento di costume sociale. La libertà in questa direzione produce sottomissione, in particolare per donne e bambini trasformati in merce sessuale.

La prostituzione è un’attività tradizionale della criminalità organizzata, che controlla ampiamente l’esplosione dei mercati sessuali. La causa non è del fatto che la prostituzione sia illegale o proibita. Il ruolo della criminalità resta fondamentale nell’organizzazione dei mercati. Il fatto è che la violenza è decisiva nella produzione delle “merci sessuali”.

In venti giorni si può stremare qualsiasi donna e poi trasformarla in prostituta”, racconta una responsabile bulgara di un centro di reinserimento. Il rapimento, lo stupro, l’annientamento – esistono dei campi di annientamento e di sottomissione nel nord e nel Sud del mondo, anche in Italia, dove pratiche di annientamento vengono definite “tasse scolastiche” – il terrore e l’omicidio continuano ad agevolare questa industria. Questa forme di criminalità sono inseparabili dalla globalizzazione neoliberale e dal suo principio di deregolamentazione. Le più rispettabili organizzazioni finanziarie partecipano alle operazioni di riciclaggio, il che è di fatto un modo per legalizzare i profitti criminali lanciati sempre più nel traffico di esseri umani.

La prostituzione è fondata sulla violenza, di cui si nutre e che amplifica. Le violenze esercitate nei riguardi delle prostitute sono molteplici e spesso indicibili. La prima violenza è la codificazione e la mercificazione del corpo per scopi sessuali. Si diventa prostitute in seguito a violenze fisiche, psichiche, sociali, economiche e sessuali. Questa è la seconda violenza. Secondo diversi studi, tra l’80 e il 90% delle prostitute che lavorano in Occidente sono state sessualmente aggredite quando erano giovani. La terza violenza è legata alle condizioni precarie in cui operano le prostitute. La monetarizzazione diffusa provoca “la trasformazione in merce di ciò che non è stato creato per essere merce”.

Uno studio americano condotto a Minneapolis ha dimostrato che il 78% delle prostitute è stato vittima di stupro, da parte sia dei protettori sia dei clienti, in media 49 volte l’anno. Il 75% delle donne commerciate ha tentato il suicidio. Quindi vediamo come la prostituzione cosiddetta “libera” dipende dal liberalismo e non dalla libertà. Tra l’85 e il 90% delle donne sono sotto il controllo di un protettore o di una rete di protettori. Nell’ottica liberale, il diritto di una persona di dedicarsi alla prostituzione per permettere ad un’altra persona di approfittare dei suoi introiti è quindi regolarizzato.

Donne e bambini appartenenti a minoranze etniche sono vittime dell’industria del sesso in modo sproporzionato rispetto alla loro presenza percentuale nelle varie società. E’ il caso di tribù e di minoranze etniche presenti in ogni parte del mondo. Essi vengono reclutati dall’industria della prostituzione di paesi limitrofi più ricchi. Su scala mondiale i clienti del nord approfittano di donne e bambini provenienti del Sud e dall’Est, sia appartenenti a minoranze etniche o nazionali.

L’attuale massiccio sviluppo della prostituzione è una conseguenza, tra le altre, della presenza dei militari impiegati in guerre o in occupazioni di territorio. L’industria della prostituzione trova grande beneficio nei conflitti armati. Le guerre infatti, sono creatrici di molteplici destrutturazioni. Nel Sud-Est asiatico l’importantissima industria del sesso è decollata grazie alle guerre di Corea e del Vietnam, che ha visto la presenza di migliaia di soldati occidentali. Gli USA hanno concluso un accordo con la Thailandia nel 1967 affinchè il Paese fosse un luogo di “riposo e divertimento” per i soldati. L’utilizzo di “strutture ricreative” fa ancora parte delle politiche del Pentagono: infatti immediatamente dopo la guerra del golfo, le truppe statunitensi furono inviate i Thailandia per “spassarsela”.

Ogni anno, dagli uno ai due milioni di minori nel mondo intero ingrossano le fila delle vittime del turismo sessuale, ovvero della prostituzione organizzata. E’ come se il pianeta fosse un immenso lupanare.

Il turismo è uno dei settori più importanti delle economie dei Paesi dell’Asia e del Pacifico. Thailandia, Australia, Nuova Zelanda, Hong Kong, Singapore, Indonesia, Malesia, Filippine, ecc. trovano nel turismo un’ancora di salvezza per la loro economia. Tutti i suddetti Stati sono paesi di destinazione del traffico di donne e di bambini a scopi prostituzionali.

Il turismo sessuale genera la “prostituzionalizzazione” del tessuto sociale. Non si limita solo ai Paesi del Sud o dell’Est. La Reeperbahn di Amburgo e i quartieri caldi di Amsterdam e Rotterdam sono destinazioni molto famose tra i turisti sessuali. I Paesi che hanno legalizzatola prostituzione sono diventati luoghi turistici importanti; ed è proprio da questi Paesi che alcune ONG nazionali combattono a livello europeo e internazionale per far riconoscere la prostituzione come un “lavoro del sesso”.

Il profitto è lo scopo del problema nella sua totalità e, in particolare, del sistema di protettori che domina e organizza l’industria della prostituzione. Il denaro è sia l’intermediario tra cliente e prostituta, sia l’obbiettivo della transizione. Dà potere e senso di onnipotenza a protettori e clienti e svaluta le persone oggetto della transizione sessuale. Il neoliberalismo ha prodotto un’accelerata alla mercificazione dei rapporti umani, sempre più sottomessi al denaro. Tutto ciò si è tradotto con uno sviluppo considerevole delle industrie del sesso e con un atteggiamento, che deriva dal liberalismo più bieco, che legittima tali attività.

Questa monetarizzazione si attua a scapito delle decine di milioni di donne e bambini che sono diventati “prodotti” sui mercati sessuali, da consumare e gettare dopo l’uso.

Riducendo le donne a merce suscettibile di essere acquistata, venduta, affittata, posseduta, scambiata o acquisita, la prostituzione oltraggia l’intera categoria delle donne. Rafforza l’equazione stabilita dalla società tra donne e sesso, riducendole ad una condizione umana inferiore e contribuendo a mantenerle in uno stato di inferiorità in tutto il mondo. La prostituzione si basa su una violazione sistematica dei diritti fondamentali dell’uomo e su una reiterata oppressione delle donne.

I valori porno-liberali hanno contaminato una parte importante della sinistra e del movimento delle donne. In Germania sono stati i Socialdemocratici e i Verdi a legittimare la prostituzione. In nome della competitività delle imprese dei deficit finanziari, questi stessi partiti hanno rimesso in causa alcune delle conquiste sociali.

La sinistra e movimenti femministi si sono non solo adattati alla schiavitù capitaliste, ma si trovano a promuovere in un certo senso anche i benefici del mercato e dei valori liberali che stanno alla base di meccanismi che generano la mercificazione degli esseri umani.

Abbracciando la tesi del diritto di autodeterminazione individuale e i diritti delle lavoratrici del sesso, automaticamente si difende il diritto alla prostituzione.

E’ inutile lottare contro il traffico di esseri umani senza lottare contro il sistema prostituzionale che ne è la causa. La legalizzazione dei mercati del sesso rafforza le attività della criminalità organizzata. La lotta alla prostituzione e al traffico a scopi prostituzionali si iscrive nel più generale obbiettivo di lotta per l’uguaglianza tra uomini e donne. Tale parità resterà inaccessibile finchè gli uomini compreranno e sfrutteranno donne e bambini facendoli prostituire.

E’ una lotta al neoliberalismo, alla privatizzazione delle persone, alla globalizzazione capitalista a livello planetario. Tale concezione di abolizione della prostituzione si oppone alla monetarizzazione dei rapporti sociali e alla mercificazione del sesso delle persone.

L’abolizionismo tradizionale mira all’abolizione delle regole sulle prostitute, non all’all’abolizione della prostituzione, e non combatte una delle cause della prostituzione: i clienti, ovvero la domanda. Non ha nemmeno sviluppato le politiche sociali che permettono alle prostitute di sfuggire al sistema prostituzionale. Questo tipo di abolizionismo che sta alla base del sistema giuridico di numerosi Stati, deve essere ripensato e riattualizzato.

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