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sabato 5 febbraio 2011

Baby Prostituzione

Si tratta di ragazzine preadolescenti che vendono il proprio corpo, ma non in Paesi dove la povertà dilaga, piuttosto in grandi città italiane, dove giovani benestanti offrono prestazioni sessuali nei bagni del liceo, per potersi comprare l’ultimo modello di i-pod, o si mostrano in internet con lo scopo di essere guardate e pagate. 

I loro coetanei costruiscono on-line, o attraverso sms, una fitta rete di comunicazione per trovare una coetanea disponibile a fare sesso di gruppo in cambio di denaro. Si tratta di aspetti squallidi della vita dei giovanissimi, che se da una parte denunciano un inaridimento dei sentimenti e la perdita dei valori morali, dall’altra espongono anche a malattie.


Gli episodi di baby prostituzione avvengono nei luoghi maggiormente frequentati dai giovani: pub,discoteche, e purtroppo anche la scuola. Tutto ha inizio con un sms, che il “potenziale” cliente scambia con la “professionista” del sesso (una ragazzina ancora in pieno sviluppo), per accordarsi sul luogo e l’orario dell’appuntamento. Solitamente tra i due non c’è un rapporto sentimentale o di amicizia, e spesso non si conoscono nemmeno. Il nome della ragazza viene scelto perché presente in rete, o passato da amici. Al momento dell’incontro, i rapporti, di qualsiasi tipo, vengono consumati in fretta; talvolta i ragazzini più giovani assumono droghe per vincere la paura e l’insicurezza. Alla fine si paga il conto: soldi, ricariche per il telefonino, o un banale compito in classe!

In altri Paesi Europei la prostituzione tra gli studenti è un fenomeno molto diffuso. Alcune studentesse universitarie, poco tempo fa, sono state scoperte perché avevano trovato il modo di pagarsi gli studi trasformandosi in escort durante la notte. Negli Stati Uniti e in Australia si stanno affermando altre realtà come il “sex-ting”, cioè il fenomeno degli autoscatti a sfondo sessuale che i teenager inviano a amici o fidanzati.


Mettendo da parte la morale, questo nuovo fenomeno è causa anche della diffusione di numerosemalattie sessuali, in quanto questi giovani non si proteggono con l’uso del profilattico.mPer di più spesso queste abbuffate di sesso sono accompagnate e favorite dall’assunzione di droghe e alcol, che portano ad essere maggiormente disinibiti e ad aver minor percezione del rischio. 

Il corpo è visto come un oggetto di cui servirsi per appagare i propri bisogni, e per avere vantaggi o denaro “facile”, in un totale analfabetismo affettivo.




Le 'Galerianki' sono "quelle del centro commerciale". Gli 'Swinki' sono i "porcellini". Si chiamano così i baby-prostituti della cattolicissima Polonia ed anche i due film vérité che hanno scandalizzato il paese di Papa Wojtyla. Sono i nipotini del comunismo. Le galerianki camminano tra le vetrine e come merce esposta si vendono al miglior offerente. 'Sponsor' è il soprannome che danno ai loro benefattori, uomini che ricambiano una sveltina nel parcheggio con un cellulare o un semplice mascara. Un fenomeno solo polacco? I detrattori accusano il film di istigazione alla prostituzione minorile, ma 'Galerianki' non fa altro che fotografare più che una piaga una moda tra le ragazzine di Varsavia. Più drammatico e crudo, 'Swinki' è un aperto atto d'accusa contro la società polacca colpevole di chiudere gli occhi di fronte alla pedofilia, scambiata per generosità degli adulti verso ragazzini capricciosi e smaliziati. Robert Glinski e Kasia Roslaniec sono i registi di questa new wave polacca che mette a nudo i vizi di una società tutta chiesa e centro commerciale. Una società che nasconde i peccati dentro l'armadio.

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