Post in evidenza

Raped by the System: the Wadakancherry Rape Case

The prime accused in the case is a corporation councillor belonging to the CPM that is ruling the state

giovedì 20 gennaio 2011

CRIMINI INDICIBILI


Nel 1997 il Vaticano esortò i vescovi dell’isola a non denunciare alle autorità civili i preti pedofili, nel rispetto del diritto canonico. È scritto in una lettera del 31 gennaio, firmata dal nunzio apostolico Storero, pubblicata dal New York Times e dall’Associated Press. La direttiva è stata scoperta dagli autori di Crimini indicibili - Unspeakable Crimes - un docu-film proiettato martedì alla tv irlandese Rte in cui tra le altre cose si cita un vescovo che ha definito il testo «un mandato a nascondere i presunti crimini commessi da un prete». Nel 1997, sul trono di Pietro sedeva Karol Wojtyla, mentre il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede era Joseph Ratzinger.

La politica di denunciare obbligatoriamente tutti i casi di pedofilia nel clero locale, che la Chiesa irlandese vuole attuare, è contraria al diritto canonico. Questo ha stabilito in Vaticano la Congregazione del Clero e questo scrive nella lettera del ‘97 monsignor Luciano Storero avvertendo la Conferenza episcopale d’Irlanda. Il nunzio spiega che tale politica, caldeggiata in particolare dal primate irlandese, cardinale Cahal Daly, è solo un «documento di studio», non una normativa approvata dalla Santa Sede e raccomanda ai vescovi di seguire «meticolosamente» il diritto canonico in base al quale le accuse devono essere valutate all’interno della Chiesa. Vale a dire dal Papa, titolare del potere giudiziario, e dalla Congregazione per la dottrina della fede, la magistratura vaticana.

L’intenzione manifestata da Daly di denunciare alle autorità civili tutti i casi di abusi e molestie man mano “raccolti” dai suoi vescovi fu una delle conseguenze del grande scandalo che tra il 1994 e il 1995 aveva portato in tribunale con l’accusa di pedofilia circa 100 persone, tra preti e aderenti a ordini religiosi. Una vicenda che sconvolse l’Irlanda e fece vacillare sia la solida Chiesa locale che il rapporto di questa con il governo di Dublino. L’ondata d’indignazione popolare travolse infatti anche Albert Reynolds. Il premier che aveva contribuito alla storica tregua in Ulster, fu costretto alle dimissioni per aver nominato Harry Whelehan presidente dell’Alta Corte, la massima istanza giudiziaria del Paese, sebbene questi nel 1993 avesse ostacolato l’iter di estradizione in Nord Irlanda di Brendan Smyth, un prete cattolico condannato per pedofilia. Reynolds se ne va a “casa” alla fine del 1994 e la svolta dei processi del 1995 incoraggia le vittime irlandesi a uscire allo scoperto. Nei successivi 15 anni il tentativo delle gerarchie vaticane di mantenere sotto silenzio i crimini che si consumano nelle diocesi d’Irlanda si rivelerà vano. Ecco una breve sintesi dei fatti più significativi.

Nel 1998 due documentari televisivi denunciano la lunga storia delle violenze subite dai bambini nelle industrial school rette dalle Suore della Misericordia e dai Fratelli Cristiani. Sulla spinta emotiva di questi fatti, nel 2000 il governo di Dublino guidato da Bertie Ahern crea la Child abuse commission. La Cac si rivelerà un’arma estremamente efficace contro la pedofilia nel clero e la politica d’insabbiamento sistematico dei crimini avallata dal Vaticano e perseguita dai vescovi irlandesi nel rispetto del diritto canonico. È sotto l’egida di questa commissione che tra gli altri viene pubblicato il Rapporto Ryan, l’inchiesta che più di ogni altra ha contribuito a scoperchiare in tutta Europa il recente dramma della pedofilia nella Chiesa cattolica. Per capire cosa gli investigatori si trovano ad affrontare, basti ricordare le parole con cui il 26 novembre 2009 giudice Sean Ryan chiude l’indagine e presenta il Rapporto che porta il suo nome: «La violenza e gli abusi sono endemici alla Chiesa d’Irlanda». Del resto ha appena verificato percosse, violenze e umiliazioni su almeno diecimila bambini che si sono protratte sin dagli anni Trenta e fino agli anni Ottanta in oltre 100 istituzioni gestite da ordini religiosi.

Molti dei protagonisti di questa nuova profonda crisi irlandese sono degli insospettabili. Ad esempio, ben sei vescovi nel 2010 presenteranno le dimissioni a Benedetto XVI. Ma il primo a “cadere”, due mesi prima della pubblicazione del Rapporto Ryan, era stato l’ex segretario privato di ben tre papi (Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II) John Magee. Il 7 marzo 2009 dopo essere stato investito dall’inchiesta che ha toccato la sua diocesi di Cloyne, nel sud dell’Irlanda, il vescovo Magee chiede a Benedetto XVI di sospenderlo dall’incarico e di “commissariare” la diocesi. Joseph Ratzinger accetta le dimissioni di Magee il 24 marzo 2010. L’uomo di fiducia di Giovanni Paolo II oggi è vescovo emerito. Il primo maggio prossimo Karol Wojtyla sarà beatificato.


Nessun commento:

Posta un commento

ShareThis

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...