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sabato 28 agosto 2010

PORNO-IRAQ

I DVD pornografici sulle bancarelle di Baghdad sono in grado di raccontare l’evoluzione della situazione politica irachena dall’invasione americana del 2003 in poi. È questa la tesi di Associated Press, che spiega come la disponibilità di film vietati in Iraq rappresenti bene le varie fasi del conflitto, dalla cattura di Saddam nel 2003 alla relativa calma di questi mesi, passando per gli anni in cui i gruppi estremisti come al Qaida tenevano in pugno la nazione.

In tutti i paesi mediorientali — eccetto Libano, Israele e Turchia — la pornografia è illegale, e i governi cercano di combattere le fonti fuorilegge che i cittadini usano per trovare i film, come i canali televisivi satellitari e internet. Dall’invasione degli Stati Uniti del 2003, però, sulle bancarelle nelle strade di Baghdad hanno iniziato ad apparire donne nude sulle copertine dei DVD in vendita. Sempre formalmente illegali, ma questa volta alla luce del sole: un evento impensabile fino a qualche mese prima.

«Ho tutto», dice Hanoun del suo catalogo di DVD, con un sorrisetto convinto che può tirar fuori solo un ventiduenne con i jeans stretti e i capelli lisciati all’indietro. «Cosa vuoi? Ho film stranieri, arabi, iracheni, indiani, celebrità — tutto quello che vuoi.»

L’invasione dell’Iraq e la deposizione di Saddam hanno portato a diversi mesi di fervore improvviso: la vita notturna è cresciuta, il numeri dei clienti di ristoranti e nightclub è aumentato rapidamente. Insieme a tutto questo, il porno — duramente vietato sotto l’ex dittatore — ha iniziato a fare la sua comparsa sulle bancarelle sgangherate dei mercati.

Dal 2004, però, in Iraq hanno iniziato a formarsi milizie di gruppi armati e la nazione è tornata nel caos. Al Qaida era al massimo del suo potere, tra rapimenti, attacchi kamikaze, decapitazioni e attacchi armati. Le milizie sciite, che dominavano diverse zone della città, hanno lanciato una campagna violenta contro alcol, video spinti e tutto quello che può essere considerato proibito dall’islamismo. Associated Press racconta la vicenda di Ammar Jamal, il proprietario di una bancarella di DVD vicina a quella di Hanoun, arrestato per venti giorni per aver venduto materiale immorale. Per i tre anni successivi i DVD sono di nuovo spariti dalle strade.

Ma dal 2007 la situazione è di nuovo migliorata. L’esercito americano e l’amministrazione del primo ministro Nouri al-Maliki, eletto l’anno prima, sono riusciti in parte a debellare la resistenza in città dalle milizie e la violenza è diminuita notevolmente. E quindi, di pari passo, i venditori di DVD pornografici sono tornati sulle strade a fare il lavoro. La situazione, nonostante il ritiro delle truppe statunitensi, non è però ancora sotto controllo.

«Loro continuano a minacciare di uccidermi», dice Hanoun. Poi, quando gli viene chiesto chi siano “loro”, scrolla le spalle con indifferenza. Le milizie, la polizia, «non conta se sei morto». È il migliore lavoro che si possa trovare, spiega, in un paese in cui la disoccupazione è fissata ufficialmente al 20 per cento, ma si pensa sia ben più alta.

Il porno e la guerra in Iraq

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